Presentazione in #BottegaDiNarrazione

Photo @Raffaela Ulgheri: *La disperazione di Giulio*


Sabato 3 Febbraio 2018 è stato un giorno importante, per me e alcuni amici scrittori: a Milano, Spazio Melampo, abbiamo presentato i libri scritti in Bottega di Narrazione (Scarica il Fascicolo di Presentazione).

Io ho portato Ruggine (ovviamente in cerca di editore), e la cosa più bella è che a presentarlo è stata Giorgia Tribuiani, che ha frequentato la Bottega con me e ha da poco firmato un contratto con Voland, ma che soprattutto condivide il mio immaginario in modo sorprendente.

E’ stata una conclusione, anche se non mi piace vederla così. Forse è meglio dire che è stato un trampolino, perché la Bottega mi ha fatto fare un gran salto. Scrivo meglio, leggo meglio, ho un contesto sociale di persone appassionate di scrittura e letteratura con cui relazionarmi. Dedicarmi ai nuovi progetti che mi frullano in testa senza il passaggio ‘iniziatico’ in Bottega sarebbe stato impensabile.



Ruggine è una storia d’amore.

Racconta l’amore di una ragazza, Lia, per suo fratello gemello Lorenzo, e quindi è anche una storia di colpa.

Lia non trascorre insieme a Lorenzo i primi anni della propria vita; non sa neppure che esista, Lorenzo. Vive con la madre sadica, una donna che vuole “insegnarle la cattiveria del mondo” attraverso le bruciature che le fa spegnendole sigarette sul corpo, finché un giorno – Lia ha tredici anni – la donna si riavvicina al marito e lui si trasferisce da loro insieme a Lorenzo.

Per Lia, vissuta sempre nella più totale solitudine, arriva improvvisamente, con tutta la forza del legame del sangue che possono avere due gemelli, la “possibilità” di amare e di essere amata.

L’amore sboccia subito, seguito altrettanto in fretta dal senso di colpa. E se Lia di fatto non la compie, l’azione colposa, vive la propria condizione tra ossessione e gelosia, sapendo – ne è certa – che le fantasie sono un motivo sufficiente per meritare un castigo.

Dice a un certo punto:

Sono innocente, diceva il mio viso. Guardatemi, sono innocente come una fantasia. Ma noi lo sappiamo bene, vero, amico mio, che al contrario sono proprio le fantasie a essere le più aberranti, perché non hanno la zavorra della responsabilità ad ancorarle.

Ma può esserci colpa per qualcosa che si è solo pensato?

Può esserci colpa in un’ossessione, ovvero in un pensiero che – scrive Elisa – si ripete per più di un’ora al giorno?

Lia ama e si sente sporca, e così “frustra” il corpo: fa in modo che Lorenzo non venga a sapere del suo amore e che, almeno lui, possa rimanere pulito. Il suo sentimento, in questo, è purissimo. Ha così tanto desiderio di salvarlo che, quando questo amore viene scoperto, prima da sua madre e poi dallo zio materno, Lia li uccide. Diventa così un’eroina tragica, pronta ad accettare la colpa di un duplice omicidio piuttosto che rendere sporco un amore.

Piuttosto che renderlo sporco come hanno fatto proprio quella madre e quello zio, due fratelli gemelli che, al contrario di lei e Lorenzo, hanno consumato l’atto sessuale e generato – Lia lo scoprirà durante l’ultimo dialogo con lo zio – lei e suo fratello.

Diventando un’assassina, Lia rifiuta il destino che vuole compiersi, spezza la catena e nasconde in sé la colpa. E’ allora che il mondo inizia ad arrugginire.

Comincia lentamente: i metalli, la maniglia della finestra. Poi il legno – è così graduale che al lettore viene da chiedersi: ma può arrugginire davvero, il legno? – e così le pareti, lo specchio, le persone.

Il mondo inizia a disfarsi, a corrompersi, a farsi specchio di lei e a somigliarle.

Scrive Elisa:

L’irrealtà stava entrando nel mondo con la ruggine.

E ancora:

– Lorenzo – dissi. – Non ti sembra assurdo che stia arrugginendo tutto?

Si guardò intorno. – Sì.

– E non ti sei chiesto perché? O cosa ci sia sotto la ruggine?

I pensieri sono irreali, la colpa è irreale, eppure finalmente acquisiscono una dignità, si manifestano agli occhi di tutti. E’ Lia stessa a ipotizzare che il mondo sia sempre stato arrugginito, ma che lei non sia stata in grado, fino a quel momento, di vederlo realmente.

Lia, del resto, ha sempre pensato che basterebbe a volte pochissimo, un giro di vite, per vedere il mondo nella sua vera natura, per cambiare non le cose intorno, ma la loro interpretazione. Con la ruggine, finalmente, tutto questo esplode. Tutto si corrompe e tutti possono vedere: la ruggine è reale, appartiene al mondo dei sensi, e la ruggine viene da lei: ne è l’origine; l’infiltrazione si diffonde dalla camera dove si nasconde dall’omicidio dello zio a tutto il complesso condominiale, come una pianta parassita.

Questo però a Lia non importa finché non scopre che anche Lorenzo sta arrugginendo. E allora lì arriva il panico, perché Lorenzo no: Lorenzo deve rimanere puro.

Prima di raccontare le battute finali di questa storia, mi preme mettere l’accento su questo: Lia, questa ragazza che con una confessione che attraversa tutto il libro si presenta come un’assassina, è in realtà colei che più di tutti paga il prezzo del proprio desiderio di purezza.

E’ puro il suo desiderio di dare e ricevere amore, che si oppone a quella compassione che invece rifiuta al punto da vederla come un sinonimo di vergogna.

E’ puro il tentativo di salvare Lorenzo dalla ruggine.

Un tentativo di salvare la purezza lo si ha anche con Lia bambina che vuole giustificare il sadismo della madre:

Ero convinta che mia madre si sottoponesse a una durissima lotta interiore, che mia madre buona combattesse contro mia madre cattiva e a seconda dell’esito della battaglia l’unità del suo corpo finisse per accarezzarmi o tormentarmi. Forse pensavo così per poter salvare mia madre buona, perché dividendola in due una parte di lei era sempre giustificata, una parte che potevo amare.

Lia combatte per la purezza e la cerca nei dettagli: quando si trasferisce in quel complesso condominiale che viene chiamato “il pozzo”, sul ballatoio vede piantine di basilico e altre erbe, verdissime, in vasetti di yogurt bianchissimi. Una semplicità che a lei è sempre mancata e alla quale, mentre tutto arrugginisce, Lia crede di potersi aggrappare. In più momenti il basilico le appare come l’unica cosa reale, l’unica in grado di salvarla al solo contatto.

Perché è questo che vorrebbe: la salvezza. Quella che cerca dal momento in cui, tatuandosi, trasforma le bruciature di sigaretta in fiori. Quella che arriva solo sul finale, lei e Lorenzo coperti da uno strato di ruggine ma vivi, ma abbracciati, come tornati definitivamente alla vita senza colpe del grembo materno.

Di Giorgia Tribuiani

Nonostante l’amore di Lia possa sembrare inizialmente malato, sbagliato, non è dunque, quello tra lei e Lorenzo, un rapporto positivo?

Nella mia opinione, che è appunto solo un’opinione, sono vere entrambe le cose: il loro rapporto è malato e anche positivo.

È evidente che la negatività di questo rapporto e i sensi di colpa di Lia siano quelli che fanno muovere la storia, la vergogna e il terrore che Lorenzo scopra il suo amore le fanno uccidere la madre, e lo zio.

Però solo insieme i due gemelli trovano pace, se pace si può chiamare. Solo nel contatto con Lorenzo Lia può fermare la corruzione del mondo, ma un contatto puro, al quale viene sacrificato tutto, anche la vita della madre.

La protagonista quindi si trova al centro di due opposti: la negatività e la positività del rapporto col fratello.

Il suo rapporto con Lorenzo è la causa e anche la soluzione del dilemma della vita di Lia: che cosa è legittimo fare/pensare/desiderare? La domanda si snoda in una serie di risposte molto pratiche, ad esempio: è legittimo uccidere, non è legittimo indulgere in fantasie.

Questo non implica una morale condivisa, o condivisibile, nemmeno dalla stessa Lia. Piuttosto riguarda la plasticità del concetto di ‘positività’: un rapporto può essere malato, sbagliato, e anche positivo? A questa domanda Lia risponderebbe sicuramente di sì, a priori, a prescindere dalle conseguenze, a costo di lasciarsi alle spalle una scia di cadaveri. Perché? Perché nient’altro importa o è mai importato. In Ruggine quest’idea, semplicemente, passa dal pensiero alla sostanza.

Ispirazioni:

  • Ubick di Philip Dick
  • Real World, romanzo di Natsuo Kirino (un ragazzino uccide la madre e scappa in bicicletta, delle ragazzine del quartiere lo aiutano nella fuga. Ispirazione per mondo separato generato dal delitto)
  • Six Feet Under, serie tv di Alan Ball
  • La Nausea di Sartre

Amarcord:

e così mi hanno preso in bottega

ruggine work in progress

letture dalla bottega di narrazione

buoni consigli di revisione della bottega di narrazione

ruggine

documentandomi per la bottega, tiresia

Palestra Holden

Editoria


Nel 2013 ho frequentato un corso serale alla Scuola Holden (Palestra Holden). Riporto qui gli appunti. Dopo qualche anno posso dire che:

  • il corso radunava studenti di livelli molto diversi. C’era chi non aveva mai scritto un racconto, figuriamoci un romanzo;
  • l’utilità è stata bassissima a livello sia di nozioni che di contatti (inclusi i contatti con i compagni di corso);
  • avrei potuto non frequentare il corso e sarebbe stato lo stesso.

E’ stato utile solo ai fini della motivazione, come pagare la palestra (appunto) per obbligarsi a fare sport.

Con piacevole sorpresa ho scoperto che la scuola offre sì un biennio molto costoso, ma anche una serie di corsi sciolti a prezzi abbordabili (trattasi della Palestra Holden).

Così, per la cifra di 140 euro iva inclusa, mi sono iscritta al corso Il Romanzo e sono stata contattata alcune settimane dopo per la conferma.

Lezione 1:

La Scaletta di un romanzo è come il modellino di una nave.

Tempi di scrittura di un romanzo: 7/8 mesi, un anno con inclusa la trafila editoriale (per un professionista, dico io, perché dovendo mandare il manoscritto alle ce in prima persona è meglio calcolare un paio d’anni :P)

50 punti di scaletta circa per un romanzo di 200 pagine.

QUALITÀ DEL ROMANZIERE:

1. Determinazione

2. Capacità di stare contemporaneamente fuori e dentro la storia

[Linee di Nazca, Ragno]

La fotografia è scattata dall’alto e ritrae un enorme ragno inciso nella terra, in un altopiano del Perù, a un tempo in cui non c’erano elicotteri o sofisticati strumenti tecnologici. Dunque sorge spontanea la domanda: come hanno fatto a inciderlo nel terreno senza avere una visione dall’alto? Come hanno mantenuto le proporzioni? Questo è lo stesso compito che aspetta il romanziere.

La capacità di guardare dall’alto si esercita leggendo romanzi in modo critico.

3. Scegliere

Aver fiducia nella storia che si sta raccontando e seguire quella.

4. Pazienza

Far decantare la storia.

La narrazione rappresenta una porzione del mondo.

A differenza del mondo reale, la narrazione è meno rischiosa, più comprensibile, finita, ordinata e significativa.

***

Testi suggeriti:

– La vergogna (Coetzee)

– Democrazia: che cosa può fare uno scrittore? (Pascale e Rastello)

Lezione 2

Scaletta della canzone Albergo a ore di Gino Paoli

Il testo:

lo lavoro al bar
d’un albergo a ore
porto su il caffè
a chi fa l’amore.
Vanno su e giù
coppie tutte eguali,
non le vedo più
manco con gli occhiali…
Ma sono rimasto là come un cretino
vedendo quei due arrivare un mattino:
puliti, educati, sembravano finti
sembravano proprio due santi dipinti !
M’ han chiesto una stanza
gli ho fatto vedere
la meno schifosa,
la numero tre !
E ho messo nel letto i lenzuoli più nuovi
poi, come San Pietro,
gli ho dato le chiavi
gli ho dato le chiavi di quel paradiso
e ho chiuso la stanza, sul loro sorriso !
lo lavoro al bar
di un albergo a ore
porto su il caffè a chi fa l’amore.
Vanno su e giù
coppie tutte eguali
non le vedo più
manco con gli occhiali !
Ma sono rimasto là come un cretino
aprendo la porta
in quel grigio mattino,
se n’erano andati,
in silenzio perfetto,
lasciando soltanto i due corpi nel letto .
Lo so, che non c’entro, però non è giusto,
morire a vent’anni e poi, proprio qui !
Me Ii hanno incartati nei bianchi lenzuoli
e l’ultimo viaggio l’ han fatto da soli:
né fiori né gente, soltanto un furgone,
ma là dove stanno, staranno benone !
lo lavoro al bar
d’un albergo ad ore
portò su il caffè
a chi fa l’amore…
lo sarò un cretino
ma chissà perché
non mi va di dare a nessuno
la chiave del tre !

La scaletta:

– Il portiere dell’albergo a ore è cinico e disinteressato ai clienti

– Arriva un coppia diversa

– Il portiere prepara loro la stanza migliore, la 3

– Li trova morti nel letto

– E’ amareggiato dal loro suicidio

– Vede che la polizia li porta via (partecipazione, li sente suoi)

– Il portiere non da più a nessuno le chiavi della stanza 3

Per scrivere la scaletta è necessario individuare la gerarchia degli elementi importanti nel racconto.

Punto di vista: del narratore, del personaggio, del lettore. Nel caso dio un romanzo scritto in prima persona il pdv del narratore e del personaggio coincidono.

Ellissi e inferenze: i fatti che non vengono narrati si chiamano “ellissi” mentre quelli che vengono dedotti si chiamano “inferenze”.

Esistono diversi tipi di ellissi/inferenze:

1. Cose non importanti per la storia (es. tragitto casa/lavoro)

2. Cose ovvie (andare in bagno, mangiare)

3. Cose molto importanti che il lettore deve inferire.

Si sceglie il pubblico decidendo come lavorare sull’inferenza.

La struttura del romanzo non sarà del tipo:

A_________________B

quanto piuttosto del tipo:

A_   _____   __    _   ___B

Tra una linea e l’altra, deve essere il lettore a gettare un ponte elaborando un’inferenza.

Lezione 3

Il pescatore [De Andrè]

All’ombra dell’ultimo sole 
s’era assopito un pescatore 
e aveva un solco lungo il viso 
come una specie di sorriso. 

Scena: vedo un pescatore (anziano), di sera, assopito.

Venne alla spiaggia un assassino 
due occhi grandi da bambino 
due occhi enormi di paura 
eran gli specchi di un’avventura. 

Scena: vedo un giovane, sconvolto. Inferisco che stia scappando.

Nelle prime due strofe quindi vengono introdotti i personaggi: il pescatore e l’assassino.

Si tratta del “set-up“, ovvero del chi/come/quando. Questi tre elementi hanno importanza ai fini del conflitto successivo (la richiesta del cibo) in quanto la minaccia dell’assassino è verosimile in un luogo isolato: una spiaggia di pescatori, di sera.

E chiese al vecchio dammi il pane 
ho poco tempo e troppa fame 
e chiese al vecchio dammi il vino 
ho sete e sono un assassino. 

A questo punto inizia la storia. Il colpo di scena genera il conflitto: il giovane chiede al vecchio pane e vino, dicendo di essere un assassino.

Il colpo di scena genera una serie di possibili biforcazioni della storia. Cominciamo ad avere una storia quando i personaggi si trovano in conflitto, hanno la possibilità di fare una scelta, cambiare.

Il conflitto non è chiuso finché mi pongo delle domande: che cosa fa l’assassino?

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno 
non si guardò neppure intorno 
ma versò il vino, spezzò il pane 
per chi diceva ho sete e ho fame. 

E fu il calore d’un momento 
poi via di nuovo verso il vento 
davanti agli occhi ancora il sole 
dietro alle spalle un pescatore. 

Dietro alle spalle un pescatore 
e la memoria è già dolore 
è già il rimpianto d’un aprile 
giocato all’ombra di un cortile. 

L’assassino continua a fuggire e ricorda la sua infanzia (innocenza vs omicidio).

Vennero in sella due gendarmi 
vennero in sella con le armi 
chiesero al vecchio se lì vicino 
fosse passato un assassino. 

Altro colpo di scena che genera un nuovo conflitto, una nuova scelta.

Ma all’ombra dell’ultimo sole 
s’era assopito il pescatore 
e aveva un solco lungo il viso 
come una specie di sorriso 
e aveva un solco lungo il viso 
come una specie di sorriso.

Quando scrivo una storia devo controllare le inferenze, il set-up e il conflitto. Devo generare nel lettore delle domande.

Storie: macchine che servono alle persone per provare emozioni indirette.

La canzone di De Andrè presenta una Struttura in 3 atti (deriva dalla tragedia greca): inizio, conflitto, scioglimento.

Il protagonista è colui che viene messo di fronte al cambiamento. Devo scegliere un personaggio in grado di generare un conflitto.

Lezione 4

IL PERSONAGGIO.

Esercizio: descrivere se stessi in 30 parole.

Film: Il sorpasso

Si può parlare di un personaggio descrivendo le cose che Fa e la cose che Ha.

Osservare: stabilire una relazione tra come la vita si presenta e come la vita è.

Devo mostrare cosa c’è dentro tramite la descrizione di cosa c’è fuori.

Creare personaggi unici, intersezioni di molteplici caratteristiche.

Lezione 5

Consiglio: Cercare le affinità tra gli autori che si leggono, per capire che tipo di storie si vuole scrivere.

VERGOGNA (DI COETZEE)

Vergogna è un romanzo che chiede numerose inferenze sul piano emotivo (quando David si rifiuta di difendersi dalle accuse, ad esempio).

David è un uomo solo, vive nella sua testa con proiezioni idealistiche, pensa di non essere scalfibile, ama l’idea della misura. Poi è costretto a uscire dai suoi limiti. E’ un cacciatore di donne alla fine della sua carriera, è invecchiato ma torna a cacciare una ragazza molto giovane, una preda debole. E’ patetico e lo sa.

Lezione 6

Ricapitolando, si è parlato di:

– Scaletta

– Inferenze (lavoro del lettore)

– Struttura (ad esempio in 3 atti, messa in moto da un conflitto)

– Personaggi

Esercizio: descrivere la stanza in cui si trova in 20 parole

Due vecchie finestre dagli infissi color fumo. Fuori l’inizio della primavera. Dentro banchi di legno e lavagna, più un televisore fuori posto.

Esercizio: descrivere una scena di sesso in 20 parole

Sbuffava su di lei come un mantice surriscaldato e dalla fronte gli colava un sudore limpido.

Lo amo, decise la ragazza.

Nelle descrizioni è importante cercare di usare diversi sensi, non solo la vista: usare almeno 3 sensi per ricreare la realtà, per dare l’idea di tridimensionalità.

La trasformazione emotiva del personaggio determina la percezione dell’ambiente.

Prima della maledetta galera

Quando si buttò sulla branda e sentì le molle del materasso vecchio che s’infilavano tra le scapole ammise di essere scosso. Gli occhi pizzicavano pericolosamente e si voltò verso il muro. Sin da bambino si sentiva più protetto, girato verso il muro.

— Giudaaa — lo chiamò il compagno di cella, che strascicava sempre le ultime lettere.

Non rispose.

— Oh, Giudaa.

— Che vuoi — borbottò.

— Tutto bene?

Si girò facendo cigolare tutto. — Sì, tutto bene — disse. — Grazie — aggiunse. — Non ti preoccupare.

L’intonaco era inciso, c’erano delle iniziali, dei disegnini sconci. Pensò a Selene e gli si contrasse lo stomaco.

— Lo sai che se non parli ti trasferiscono — aveva detto la guardia, appena si era acceso la sigaretta. — E a quelli non importa che sei italiano. Ti fanno parlare — aveva detto.

Lui aveva continuato a fumare in silenzio, ma aveva iniziato a sudare freddo.

Pensò a casa sua, grande e pulita, a casa di Selene quando non c’erano i genitori, ai campi scout dove lei non si sa come riusciva a lavarsi tutti i giorni. Agli altri e a Miché, a quella sera. A tutto quello che era successo prima della maledetta galera e gli si strinse lo stomaco ancora di più.

Doveva uscire di lì. Prima che lo facessero parlare.


Capitoli:

  1. Giuda
  2. Era fortunato
  3. Mai acceso il fuoco coi bacchetti
  4. Prima della maledetta galera

 

Ruggine

Editing pronti via!

Su INKROCI: The man in the high castle: qualunque sia il prezzo

E’ uscito su INKROCI magazine un altro articolo della mia rubrica ‘Problemi d’identità seriale’.

Randall: E’ una scelta difficile, Frank. In entrambi i casi qualcuno che ami morirà.
Frank: O forse moriranno tutti.
Randall: Sono spaventati. Hanno paura che la pellicola possa far crollare tutto. Non importa in cosa credi. Non importa. Importa tanto quanto che tu creda o meno di essere ebreo. Non ti biasimerò se ti arrendi. E’ quello che farebbero tutti, se aiutasse a salvare vite innocenti. Ma la tortura, le bugie, il ricatto. E’ così che mantengono il potere.
Frank: Qualunque cosa io faccia, i Giapponesi mantengono il potere.
Randall: Ti sbagli. Ti sbagli. Tutto questo finirà solo quando quelli come noi si rifiuteranno di obbedire, qualunque sia il prezzo. E’ l’unico modo per sconfiggere questi bastardi. E’ l’unico modo per salvare la tua anima. Vuoi salvare la tua anima, Frank? Non fargli avere la tua anima.

Si può leggere qui: The man in the high castle: qualunque sia il prezzo

You can read it here: COLUMN ON INKROCI [ENG]