Cenere “reloaded”

Da qualche mese a questa parte ho lavorato molto a Cenere. Una riscrittura, praticamente. Aggiunto 100.000 battute, ristrutturato la trama, ripulito il linguaggio.

1. Agosto, Romagna, sera, un po’ dopo il tramonto, i pini resinosi

Non poteva vomitare dentro la tomba, che poi era solo un buco nel terreno con un cadavere dentro. C’era il prete, però. Ash si chinò a guardare nella macchia di buio più scuro, non vide niente e si tirò indietro barcollando.

– Era una zoccola ma è morta bene – disse qualcuno. Non il prete.

Ash drizzò le orecchie. Non pioveva, anzi, era una di quelle sere d’estate con un cielo blu cobalto che faceva sentire innamorati. Chissà quanti ne aveva visti di quei cieli la Gramigna, a pancia in su in camporella. Si diceva che si fosse data quel soprannome da sola, la Gramigna, perché ne aveva passate tante ma era ancora lì. Fino a quando non si era impiccata al noce, povera crista.

– Ash, vieni? – chiese la Reba che saltellava da un piede all’altro. Forse doveva fare pipì.

Ash si voltò di scatto a controllare suo padre. Non aveva sentito, stava parlando col prete.

– Non chiamarmi così quando c’è lui.

La Reba scosse la testa. – Allora vieni?

– È assolutamente necessario? – replicò Ash, accorgendosi di strascicare leggermente le esse. Si sentì prendere per mano e condurre lontano dalla tomba, verso un grande pino mezzo secco.

– Non mi dovresti trattare con condiscendenza, solo perché sono ubriaca a un funerale.

– Oh, Ash, cosa non si fa per te – disse la Reba mollandola a sedere accanto ad Anna che era già lì da un pezzo, probabilmente.

– Già, Ash, cosa non si fa per te – disse Anna cambiando posizione. Le ginocchia risaltavano come vette rocciose. Lena distolse lo sguardo e considerò la sua propria figura: pallore vampiresco, capelli rosso fuoco (tinti), stivali texani di cuoio (vero). Fece schioccare la lingua. – Stronze.

Ora mi sento un po’ depressa, come sempre quando finisco un progetto… ma da lunedì si parte con ‘Il buco’, una cosetta morbosa delle mie…

Loro non sanno di essere in due.

Il mondo, irreale nella penombra estiva del crepuscolo, si srotolava dall’altra parte del finestrino sporco. Amavano molto i regionali, nonostante secoli da pendolare e anzi forse proprio per quello. I momenti in treno erano quelli in cui potevano staccare un attimo, perché nessuno pretendeva da loro che fossero produttive. Il tempo del treno era regalato. Non che fossero così impegnate, a pensarci bene non facevano quasi niente, ma si stressavano in fretta. Non erano molto brave a stare nel mondo, capitava spesso che si sentissero inadeguate, ma non in treno. Avevano imparato le piccole cose di sopravvivenza, come disporsi con gli amici a cadenza irregolare sul binario perché almeno uno finisse vicino alla porta del treno, e prendesse posto per tutti. O se per caso dovevano sedersi vicino a estranei, avevano imparato a non lasciarsi usurpare il bracciolo troppo facilmente. Stupidaggini, ma fino a pochi anni prima non le potevano dare per scontate. Certi giorni si rattrappivano in un angolo pur di evitare un qualunque grado di conflitto.

Quella sera, però, stavano bene. Guardavano fuori dal finestrino oleoso mentre tutto diventava scuro, tra Bologna e Faenza. Era tardi, avevano preso il treno delle 21:35 che era quasi vuoto. Il paradiso è un treno vuoto, pensavano a volte.

Passata Imola fuori si vedevano solo le lucine delle case di campagna e i lampioni che illuminavano una chiazza di strada o campi. Pensavano a tutte quelle storie che sembrano una sola storia in cui i bambini vengono attratti dalle lucine nel buio e vengono catturati, scompaiono, le streghe li mangiano, i genitori li abbandonano. Erano pensieri morbosi. Distolsero lo sguardo dal buio. Non dovevano indulgere in pensieri morbosi. Però tornarono subito a guardare fuori e il rumore del treno sulle rotaie raccontava storie.

Buone letture/scritture a tutt*!

Frontiera su ‘La Bella e il Cavaliere’

La Bella e il Cavaliere ha scritto una recensione talmente Bella di Frontiera che mi ha quasi commosso!

Mi capita spesso che i libri mi trasmettano molto più di quanto mi sia possibile condividere e spiegare in una recensione. Qualche volta mi rendo conto di quanto ci sia in un libro proprio mentre sto elaborando la mia opinione e mi rammarico, poi, di dover fare una scelta perché inevitabilmente non mi sarà possibile metterne in luce tutti gli aspetti.
O almeno io non ci riesco.
Frontiera è una novella, un racconto lungo, la cui lettura è quasi un battito di ciglia. Eppure, ha al suo centro un nodo formato da piccoli nodi, così stretti che il lettore non può scioglierli ma soltanto studiarli, fino a comprendere come si sono formati.

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Presentazione in #BottegaDiNarrazione

 

Sabato 3 Febbraio 2018 è stato un giorno importante, per me e alcuni amici scrittori: a Milano, Spazio Melampo, abbiamo presentato i libri scritti in Bottega di Narrazione (Scarica il Fascicolo di Presentazione).

Io ho portato Ruggine (ovviamente in cerca di editore), e la cosa più bella è che a presentarlo è stata Giorgia Tribuiani, che ha frequentato la Bottega con me e ha da poco firmato un contratto con Voland, ma che soprattutto condivide il mio immaginario in modo sorprendente.

E’ stata una conclusione, anche se non mi piace vederla così. Forse è meglio dire che è stato un trampolino, perché la Bottega mi ha fatto fare un gran salto. Scrivo meglio, leggo meglio, ho un contesto sociale di persone appassionate di scrittura e letteratura con cui relazionarmi. Dedicarmi ai nuovi progetti che mi frullano in testa senza il passaggio ‘iniziatico’ in Bottega sarebbe stato impensabile.


Ruggine è una storia d’amore.

Racconta l’amore di una ragazza, Lia, per suo fratello gemello Lorenzo, e quindi è anche una storia di colpa.

Lia non trascorre insieme a Lorenzo i primi anni della propria vita; non sa neppure che esista, Lorenzo. Vive con la madre sadica, una donna che vuole “insegnarle la cattiveria del mondo” attraverso le bruciature che le fa spegnendole sigarette sul corpo, finché un giorno – Lia ha tredici anni – la donna si riavvicina al marito e lui si trasferisce da loro insieme a Lorenzo.

Per Lia, vissuta sempre nella più totale solitudine, arriva improvvisamente, con tutta la forza del legame del sangue che possono avere due gemelli, la “possibilità” di amare e di essere amata.

L’amore sboccia subito, seguito altrettanto in fretta dal senso di colpa. E se Lia di fatto non la compie, l’azione colposa, vive la propria condizione tra ossessione e gelosia, sapendo – ne è certa – che le fantasie sono un motivo sufficiente per meritare un castigo.

Dice a un certo punto:

Sono innocente, diceva il mio viso. Guardatemi, sono innocente come una fantasia. Ma noi lo sappiamo bene, vero, amico mio, che al contrario sono proprio le fantasie a essere le più aberranti, perché non hanno la zavorra della responsabilità ad ancorarle.

Ma può esserci colpa per qualcosa che si è solo pensato?

Può esserci colpa in un’ossessione, ovvero in un pensiero che – scrive Elisa – si ripete per più di un’ora al giorno?

Lia ama e si sente sporca, e così “frustra” il corpo: fa in modo che Lorenzo non venga a sapere del suo amore e che, almeno lui, possa rimanere pulito. Il suo sentimento, in questo, è purissimo. Ha così tanto desiderio di salvarlo che, quando questo amore viene scoperto, prima da sua madre e poi dallo zio materno, Lia li uccide. Diventa così un’eroina tragica, pronta ad accettare la colpa di un duplice omicidio piuttosto che rendere sporco un amore.

Piuttosto che renderlo sporco come hanno fatto proprio quella madre e quello zio, due fratelli gemelli che, al contrario di lei e Lorenzo, hanno consumato l’atto sessuale e generato – Lia lo scoprirà durante l’ultimo dialogo con lo zio – lei e suo fratello.

Diventando un’assassina, Lia rifiuta il destino che vuole compiersi, spezza la catena e nasconde in sé la colpa. E’ allora che il mondo inizia ad arrugginire.

Comincia lentamente: i metalli, la maniglia della finestra. Poi il legno – è così graduale che al lettore viene da chiedersi: ma può arrugginire davvero, il legno? – e così le pareti, lo specchio, le persone.

Il mondo inizia a disfarsi, a corrompersi, a farsi specchio di lei e a somigliarle.

Scrive Elisa:

L’irrealtà stava entrando nel mondo con la ruggine.

E ancora:

– Lorenzo – dissi. – Non ti sembra assurdo che stia arrugginendo tutto?

Si guardò intorno. – Sì.

– E non ti sei chiesto perché? O cosa ci sia sotto la ruggine?

I pensieri sono irreali, la colpa è irreale, eppure finalmente acquisiscono una dignità, si manifestano agli occhi di tutti. E’ Lia stessa a ipotizzare che il mondo sia sempre stato arrugginito, ma che lei non sia stata in grado, fino a quel momento, di vederlo realmente.

Lia, del resto, ha sempre pensato che basterebbe a volte pochissimo, un giro di vite, per vedere il mondo nella sua vera natura, per cambiare non le cose intorno, ma la loro interpretazione. Con la ruggine, finalmente, tutto questo esplode. Tutto si corrompe e tutti possono vedere: la ruggine è reale, appartiene al mondo dei sensi, e la ruggine viene da lei: ne è l’origine; l’infiltrazione si diffonde dalla camera dove si nasconde dall’omicidio dello zio a tutto il complesso condominiale, come una pianta parassita.

Questo però a Lia non importa finché non scopre che anche Lorenzo sta arrugginendo. E allora lì arriva il panico, perché Lorenzo no: Lorenzo deve rimanere puro.

Prima di raccontare le battute finali di questa storia, mi preme mettere l’accento su questo: Lia, questa ragazza che con una confessione che attraversa tutto il libro si presenta come un’assassina, è in realtà colei che più di tutti paga il prezzo del proprio desiderio di purezza.

E’ puro il suo desiderio di dare e ricevere amore, che si oppone a quella compassione che invece rifiuta al punto da vederla come un sinonimo di vergogna.

E’ puro il tentativo di salvare Lorenzo dalla ruggine.

Un tentativo di salvare la purezza lo si ha anche con Lia bambina che vuole giustificare il sadismo della madre:

Ero convinta che mia madre si sottoponesse a una durissima lotta interiore, che mia madre buona combattesse contro mia madre cattiva e a seconda dell’esito della battaglia l’unità del suo corpo finisse per accarezzarmi o tormentarmi. Forse pensavo così per poter salvare mia madre buona, perché dividendola in due una parte di lei era sempre giustificata, una parte che potevo amare.

Lia combatte per la purezza e la cerca nei dettagli: quando si trasferisce in quel complesso condominiale che viene chiamato “il pozzo”, sul ballatoio vede piantine di basilico e altre erbe, verdissime, in vasetti di yogurt bianchissimi. Una semplicità che a lei è sempre mancata e alla quale, mentre tutto arrugginisce, Lia crede di potersi aggrappare. In più momenti il basilico le appare come l’unica cosa reale, l’unica in grado di salvarla al solo contatto.

Perché è questo che vorrebbe: la salvezza. Quella che cerca dal momento in cui, tatuandosi, trasforma le bruciature di sigaretta in fiori. Quella che arriva solo sul finale, lei e Lorenzo coperti da uno strato di ruggine ma vivi, ma abbracciati, come tornati definitivamente alla vita senza colpe del grembo materno.

Di Giorgia Tribuiani

Nonostante l’amore di Lia possa sembrare inizialmente malato, sbagliato, non è dunque, quello tra lei e Lorenzo, un rapporto positivo?

Nella mia opinione, che è appunto solo un’opinione, sono vere entrambe le cose: il loro rapporto è malato e anche positivo.

È evidente che la negatività di questo rapporto e i sensi di colpa di Lia siano quelli che fanno muovere la storia, la vergogna e il terrore che Lorenzo scopra il suo amore le fanno uccidere la madre, e lo zio.

Però solo insieme i due gemelli trovano pace, se pace si può chiamare. Solo nel contatto con Lorenzo Lia può fermare la corruzione del mondo, ma un contatto puro, al quale viene sacrificato tutto, anche la vita della madre.

La protagonista quindi si trova al centro di due opposti: la negatività e la positività del rapporto col fratello.

Il suo rapporto con Lorenzo è la causa e anche la soluzione del dilemma della vita di Lia: che cosa è legittimo fare/pensare/desiderare? La domanda si snoda in una serie di risposte molto pratiche, ad esempio: è legittimo uccidere, non è legittimo indulgere in fantasie.

Questo non implica una morale condivisa, o condivisibile, nemmeno dalla stessa Lia. Piuttosto riguarda la plasticità del concetto di ‘positività’: un rapporto può essere malato, sbagliato, e anche positivo? A questa domanda Lia risponderebbe sicuramente di sì, a priori, a prescindere dalle conseguenze, a costo di lasciarsi alle spalle una scia di cadaveri. Perché? Perché nient’altro importa o è mai importato. In Ruggine quest’idea, semplicemente, passa dal pensiero alla sostanza.

Ispirazioni:

  • Ubick di Philip Dick
  • Real World, romanzo di Natsuo Kirino (un ragazzino uccide la madre e scappa in bicicletta, delle ragazzine del quartiere lo aiutano nella fuga. Ispirazione per mondo separato generato dal delitto)
  • Six Feet Under, serie tv di Alan Ball
  • La Nausea di Sartre

 

è online, è online!

E’ online il mio piccolo Frontiera! Edito dal super team di Catnip e promosso da un blogtour di cui sono super grata **__**

Ecco qui dove trovare l’ebook a €2,99 su:

La trama

Quando fugge dal centro di detenzione con un pugno di compagni, esiste solo un obiettivo nella mente di Azura: recuperare Massimino, suo fratello, e portarlo in salvo oltre la frontiera con la Francia per raggiungere la Svezia. Lì, si dice, offrono asilo politico ai moderni clandestini: omosessuali, immigrati, mezzosangue.

Comincia così la storia di Azura, giovane italo-siriana intrappolata in un mondo che non la accetta, combattente impreparata ma caparbia, che ha nel cuore una chiara lista di priorità assolute. Insieme a lei Maslov, rivoluzionario russo e omosessuale dalle tendenze terroristiche, e Dalmasso, ricco pacifista a capo di un collettivo antagonista con sede a Torino.

Attorno a loro il nuovo mondo, fatto di innesti cerebrali e connessioni perenni, corruzione e oppressione, centri di identificazione, violazione della privacy, razzismo e omofobia.

E in mezzo al caos della rivoluzione solo una ragazza e il suo fratellino, e quella frontiera tra loro e la libertà.


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Presentazione su Catnip

Incontro su A tavola coi libri

Estratto su Il profumo delle pagine

Intervista a Maslov su Il salotto del gatto libraio

Recensione su HeleNarrazioni

Con uno stile sapientemente crudo ed essenziale, Isa Thid dipinge un’atmosfera distopica degna di questo nome, in cui il nemico più grande è uno Stato che opprime i suoi cittadini e tende a spersonalizzarli. Persino Azura, l’unica vera protagonista della novella, pur inverando in sé tutto ciò che il regime vorrebbe distruggere, appare confusa circa la sua identità, sempre tesa tra idealismo e sopravvivenza, ottimismo e disperazione, passato e futuro. La Thid ha, infatti, la capacità d’inscenare la forte comunicazione che s’instaura tra società e individuo, in un circolo di reciproche e, spesso, involontarie influenze: la realtà sociale in cui sono immersi i personaggi è vuota quanto il deserto del cuore che Azura è costretta a trascinarsi dietro.


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Per richiedere il libro da recensire puoi contattare Luisa (catnipedizioni@gmail.com)!

Recensione di Frontiera su HeleNarrazioni

Questo è uno sfacciato post di ringraziamento a Helen,  che ha scritto una recensione che mi ha fatto capire meglio la storia che io stessa ho scritto.

Grazie di cuore!

Con uno stile sapientemente crudo ed essenziale, Isa Thid dipinge un’atmosfera distopica degna di questo nome, in cui il nemico più grande è uno Stato che opprime i suoi cittadini e tende a spersonalizzarli. Persino Azura, l’unica vera protagonista della novella, pur inverando in sé tutto ciò che il regime vorrebbe distruggere, appare confusa circa la sua identità, sempre tesa tra idealismo e sopravvivenza, ottimismo e disperazione, passato e futuro. La Thid ha, infatti, la capacità d’inscenare la forte comunicazione che s’instaura tra società e individuo, in un circolo di reciproche e, spesso, involontarie influenze: la realtà sociale in cui sono immersi i personaggi è vuota quanto il deserto del cuore che Azura è costretta a trascinarsi dietro.

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