racconti

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– Grifo, Figlia –

[2017, In Orme Fantastiche, antologia edita da catnip edizioni]

Screen Shot 2017-03-21 at 15.50.10“L’eco che scivolava sulle pareti di pietra era come miele alle sue orecchie.

– Il re è morto! Il re è morto! – ascoltava Sibilla col sangue ancora vischioso sulle mani forti di guaritrice. Il pugnale l’aveva già ripulito, invece.

Sentì i passi frenetici della sorellastra e si acquattò in un angolo.

– Padre – singhiozzava Irinia. – Oh, padre mio.

Avesse sgozzato anche lei avrebbe fatto un favore al regno, ma non c’era più tempo.”

 

– Colpevole –

[2016, In Giallo Milanese, antologia edita da Ex Cogita]

giallomilanese2016

“A volte si svegliava di soprassalto e stava ancora singhiozzando. Sua sorella era morta. Poi ricordava: non era un sogno, ma non riusciva più a piangere.

– Domattina dico tutto, promesso – sussurrò alla lapide bianca.

Si coprì le spalle con la camicia, di notte iniziava a rinfrescare o forse era la paura a farla tremare. Ricordava distintamente la prima notte al cimitero, era luglio, c’era odore di gelsomino. Ormai quell’odore era inciso nei suoi neuroni assieme alla morte, all’amore e alla colpa.

Con dita tremanti posò un bacio sulla tomba. – Buonanotte, sorella. La ghiaia del vialetto scricchiolò alle sue spalle e un brivido ghiacciato le corse sulla pelle. A quell’ora non doveva esserci nessuno. Fece per voltarsi ma venne scaraventata a terra, cercò di gridare ma si trovò la bocca imbottita di stoffa e tappata con lo scotch. L’aria entrava e usciva frenetica dal naso, quasi le scoppiavano le vene del collo, tremava come una pazza, non poteva muovere le braccia.”

– Intimo –

[2014, In Stor(i)e di Torino, antologia edita da Las Vegas edizioni]

copertina storie di torino“Sono in ritardo, solo un pochino. Sotto la doccia ho esagerato con lo scrub, compensando con dosi massicce di crema all’aloe. Mi sento bene col mio corpo. Sono liscia e pulita, pronta.

A Lovever l’aperitivo è cominciato. Il posto è accogliente e pieno di persone, il catering porta via i piatti vuoti e sfoggia bigné salati al salmone.

Appena entro Elisa e Lidia mi vengono incontro. Da quando hanno aperto il negozio sono diventata un’habitué.” […]

– Vestita di spuma di mare –

[2014, In 365 racconti d’estate, antologia edita da Delos Books]

365 estate“Vestita di spuma di mare, Izul aspettava nascosta tra gli scogli. La luna era già alta in cielo, ma in spiaggia avvertiva ancora la presenza dei ragazzi che si godevano la dolcezza dell’estate.
– Quanto manca? – chiese il più impertinente dei crostacei suoi servi.
Izul non rispose e prese a intrecciarsi alghe tra i capelli. Aveva aspettato a lungo e finalmente era giunta la notte propizia. La sua solitudine sarebbe finita e avrebbe di nuovo solcato i mari. Si perse in dolci fantasticherie, cullate dalle onde, finché la spiaggia non fu deserta e silente. […]“

– La masca –

[2012, In ‘I fuochi di Samhain‘, antologia edita da Speechless Magazine]

masca“Si dice che le streghe non possano morire senza aver passato il potere a una nuova masca.

I tacchi di vernice lucida continuavano a incastrarsi tra lapidi e radici. Forse avrebbe dovuto mostrarsi impaurita. Davide, accanto a lei, certamente sarebbe stato felice di rassicurarla, risollevando allo stesso tempo il suo ego ferito. Delia però non riusciva a mostrare paura, nemmeno quando ne provava.
Certo, se al posto di Davide ci fosse stato il capitano della squadra di basket avrebbe finto molto volentieri, aggrappandosi al suo braccio come una donzella indifesa. Ma non c’era. Era quello il punto.
Si malediceva per essersi vestita in quel modo ridicolo, tradendo i suoi anfibi per quelle assurde decolté, con l’unico scopo di compiacere il maschio umano che stava puntando. Era stata tremendamente ingenua: il capitano non si era presentato. Né lui, né la ragazza di cui Davide era innamorato, in assoluto la più smorfiosa del triennio.”

– Gaby, la morte e la lavanda –

[2012, Su Fantasy Magazine]

gabyGaby mormorò con molta cura la preghiera che aveva imparato a catechismo, con le mani giunte. Quando ebbe finito fece il segno della croce, prese la paletta da giardinaggio della nonna e scavò una piccola buca sotto il cespuglio di lavanda profumata. Caroline avrebbe amato quel profumo, pensò.

Scavò la piccola buca e vi depose la sua bambola. Poi la ricoprì di terra, pressò bene e piantò una piccola croce di bacchetti e spago che aveva costruito il giorno prima. Caroline era morta, povera bambola. Era stata lei a ucciderla, lo sapeva, ma non si sentiva in colpa. Aveva dovuto.”

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