HMS CORAL ~ 16 ~ EPILOGO

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Se non era la Coral, quella nave arenata alla foce del fiume, era un altro vascello europeo e doveva esserci ancora un equipaggio all’opera di ripristino dello scafo. Unico punto di giunzione fra ora e ciò che ero.

Su uno scafo da rialberare, ridotto a quei lavori di manutenzione, un capitano assennato avrebbe soltanto potuto tracciare una rotta di rientro in Europa, con un segno della croce. Poche speranze di tornare, ma al fiume si sarebbero riforniti di acqua dolce e, impiegando tutti gli uomini per settimane, la nave sarebbe tornata in acqua in grado di reggere il mare.

Era lontana miglia e miglia di cammino. Tentare la sorte, staccarmi dalla tribú… mi avrebbero trafitto di frecce avvelenate? Sarei riuscito a sopravvivere fino alla costa se mi avessero lasciato andare?

Fuggire era una possibilità, non più assurda dell’essere fra gli indigeni. Non meno concreta.

Ma per me, per quanto potesse la sorte avere spezzato la rotta originale, avermi abbandonato e travolto di eventi imprevedibili, per me era presto per tornare.

La marcia mi provava, ma trovavo nuovo alimento e sostanza quando potevo notare che il percorso si spingeva sempre più a Occidente.
Questa rotta, tracciata sulla mappa, sarebbe sembrata un segno di matita sfuggito dalla riga a un ufficiale distratto. Un segno impossibile attraverso il continente, da costa a costa.

Molti giorni dopo, arrivai.

La mia nave non c’era, ma era come se la potessi osservare da lontano, finalmente in quell’oceano Pacifico. Le onde solcate la sorreggevano schiumanti. Incedeva ammantata di vele e nebbie vorticose di salsedine.

Sentii i piedi sulla battigia umida e mi ricordai il legno del ponte impregnato di guazza all’alba. Avvertivo anche sottocoperta quando il mare si calmava. I raggi del sole si estendevano attraverso i boccaporti per sospingere le amache appese ai ganci di ferro. Cigolavano le sartie e il rumore basso del mare penetrava il fasciame. A ogni ora si potevano sentire dei passi sulla testa, percorrere il ponte con lentezza.

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