Il cavaliere di fuoco – di Renata Morbidelli

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L’incipit:

Alta e bellissima splendeva la luna in cielo, con il suo sorriso ed il viso tondo sembrava una giovane regina che si godeva lo spettacolo dalla finestra. Nella piazza si stava celebrando l’Equinozio di Primavera: una delle più belle e sentite feste in tutto l’Impero. Quando Edelweiss sottobraccio a Kostas suo sposo raggiunse la piazza, le si presentò davanti agli occhi un autentico spettacolo: addobbi floreali e festoni colorati facevano sembrare il villaggio un enorme giardino. Il cibo e l’idromele abbondavano sulle tavole e nelle pance. La musica era soave ed invitava alla danza. Belle come fate, le fanciulle si muovevano aggraziate: le coroncine di fiori impreziosivano vaporose acconciature, gli abitini leggeri, con le trasparenze che lasciavano intravedere solo il necessario, esaltavano le loro bellezze con gentilezza e delicatezza. I giovani non erano da meno per eleganza e bellezza. Ballava anche lei felice in mezzo a coloro che, sin dal primo giorno, aveva considerato la sua gente e circondata da chi amava: l’abito azzurro, unico ricordo di sua madre, scivolava con morbidezza, accompagnando i movimenti; i capelli color miele, lunghi e morbidi sulle spalle, tra i quali spiccava un fiore rosso, seguivano con dolcezza i movimenti del capo; il piccolo scialle di seta sfiorava come una carezza le spalle, il suo volto era illuminato da un ampio sorriso e l’oro degli occhi brillava come una stella. Un cembalo danzava tintinnando nella sua destra e teneva il ritmo della musica e dei suoi passi. Il suo sposo la teneva per mano e l’accompagnava nella danza nel giorno del loro terzo anniversario: i suoi riccioli, neri e morbidi sulle spalle, seguivano, saltellando, i movimenti del capo; il castano scuro dei suoi occhi brillava, colmo di tenerezza, immerso nell’oro di quelli di Edelweiss; un ampio sorriso illuminava il suo viso ovale; la camicia bianca, che spiccava sulla sua carnagione lievemente dorata, lasciava intravedere il torace scolpito. I suoi pantaloni bordeaux mettevano in evidenza le gambe tornite e slanciate ed accompagnavano dolcemente ogni loro movimento. Un altro cembalo vibrava allegro tra le sue dita. Con i flauti e la voce gli abitanti del villaggio accompagnavano i musici mescolando armonicamente le melodie.

La trama:

Edelweiss è figlia adottiva di due gitani andalusi. Quando era ancora una bambina, era andata a vivere con i suoi genitori in un villaggio irlandese. Dopo che coloro che l’hanno allevata sono morti in una lotta tra clan rivali, va a vivere con Kostas, uno zingaro greco innamorato di lei, e lo sposa. Durante l’Equinozio di Primavera, e terzo anniversario del loro matrimonio, mentre l’intero villaggio è in festa, due uomini di un clan rivale e Sudditi di Mèlankar, Nobile Decaduto, l’attaccano alle spalle uccidendo il marito e ferendola gravemente. La donna si risveglia in una grotta: chiusa in gabbia, incatenata, dolorante e stordita. La sua fine sembra vicina. Appare all’improvviso, grazie ai suoi poteri, Mikalendìl, Cavaliere del Bianco Esercito, che la fa uscire dalla sua prigione e la porta al sicuro nella dimora di Gyldhair, capo dei Ribelli che la guarirà e le darà il suo appoggio per scappare dal Regno della Notte. Ha inizio, così, il suo viaggio per tornare ad Awen Alixien, sua vera patria, e difenderla da Mèlankar e del suo Esercito. Durante il cammino incontrerà Dàrgariel e Korìllis, due potenti Streghe, ed altri amici che l’aiuteranno nella sua impresa. Ma chi è in realtà Edelweiss? Perché il Principe delle Tenebre è interessato ad una come lei? E perché proprio Mikalendìl, Cavaliere di Fuoco e Generale del Bianco Esercito, vuole proteggerla?

Le mie opinioni:

Questo romanzo, che consiglio agli appassionati del genere che possono prendersi del tempo per leggere senza fretta, godendosi i momenti lirici e le descrizioni accurate, è scritto da un’autrice che mi sembra amare i suoi personaggi come cari amici.

Il Cavaliere di fuoco è un sogno a occhi aperti, un viaggio delicato in un’ambientazione ben delineata.

Se devo fare una critica riguarda l’indulgere dell’autrice in un formato di fantasy epico non molto moderno, ora che siamo abituati a Martin. Può tuttavia rappresentare una piacevole lettura per i romantici un poco nostalgici del classico viaggio dell’eroe.

L’autrice:

Dice di sè: Sono nata ad Ancona nel 1972. Fin da giovanissima, mi sono cimenta, solo come diletto personale, nella composizione di poesie. L’”incontro” con i poemi epici di Omero, le leggende del circuito arturiano e di altri personaggi della letteratura britannica suscitano in me un crescente interesse. La mia curiosità mi spinge, ora come allora, ad informarmi, tramite letture di vario genere, su divinità, eroi, elfi e creature simili. Un “incontro” decisivo, in tal senso, è quello con le opere di Tolkien. La mia passione per il fantasy e la mia esigenza di “raccontarmi” sfociano nella stesura di due racconti, tutt’ora inediti, destinati al diletto personale ed a quello dei miei amici. Sono proprio questi ultimi, attraverso i loro apprezzamenti e gli incoraggiamenti, a spingermi a rendere pubblichi i miei scritti. Inizialmente colgo il loro suggerimento a modo mio pubblicando i miei racconti sui profili dei social network creando, così, la mia prima piccola cerchia di lettori. I loro apprezzamenti fanno da “molla” per “convincermi” a dover scrivere qualcosa di più corposo. Nel 2006 inizia il lavoro di raccolta di materiale, di studio e di prime stesure, successivamente rivedute e corrette, fino ad arrivare a quella definitiva del mio primo fantasy.

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Le domande:

A che età hai iniziato a scrivere? Ma soprattutto: cosa ti ha spinto a continuare, arrivando a pubblicare un romanzo?

Bella domanda! Artisticamente parlando, nasco come poetessa fin dall’età di 15 o 16 anni. Attraverso le mie poesie, complice una forte timidezza, riuscivo a esprimere ciò che provava il mio cuore. All’inizio i miei versi erano abbastanza acerbi ma poi, col tempo, si sono raffinati. Una decina d’anni più tardi, la mia fervida immaginazione e la mia passione per il fantasy hanno incontrato la voglia di far emergere allo scoperto quel mondo che da molto tempo albergava nella mia mente e che rappresentava (e rappresenta tutt’ora) il mio modo di rappresentare la realtà. Scrissi un paio di racconti urban fantasy, tutt’ora inediti, attorno ai 29-30 anni e li regalai ai miei amici. Ciò che all’inizio doveva essere solo il terzo racconto di cui, ingenuamente, pubblicai l’incipit (che poi cambiai) sul mio profilo di myspace sotto forma di nota, venne letto da una piccola editrice che mi disse di volerne fare un libro. Quale miglior spinta, oltre al consenso degli amici, per cimentarsi nella stesura di un romanzo? Da allora iniziai a raccogliere il materiale e la fase di studio per scrivere il mio primo fantasy.

Come sei riuscita a conciliare la scrittura del tuo libro, arrivando a mettere la parola fine, con gli impegni di tutti i giorni?

Fortunatamente, pur avendo molti impegni, sono riuscita e riesco tutt’ora abbastanza bene a conciliare tutto soprattutto perché il mio amore per la scrittura è talmente grande da farmi trovare sempre un momento per sviluppare le molteplici avventure frutto della mia immaginazione.

Il tuo libro è autopubblicato, come mai questa scelta? Quali difficoltà hai incontrato? Hai qualche consiglio?

Dopo aver conosciuto meglio l’editrice che voleva pubblicare il mio libro (attraverso la quale ho capito che non bisogna dare retta a chi ti promette cose simili) prima di consegnarle il manoscritto, mi sono messa alla ricerca di un editore serio fino a che, parlando con un’amica scrittrice, che aveva avuto modo di pubblicare anche con CE importanti, mi ha consigliato di utilizzare la piattaforma che lei stessa stava utilizzando per le sue opere, e con la quale si trovava bene. Dopo aver letto le condizioni contrattuali (che ho trovato estremamente chiare), mi sono decisa a pubblicare con quella che ora è diventata la StreetLib. A livello tecnico, dato che la piattaforma è estremamente semplice e ti suggerisce, passo passo, ciò che c’è da fare, non ho trovato grandi difficoltà. Ciò che mi è mancato, soprattutto all’inizio, è stato il supporto di una squadra di scrittori, esordienti o emergenti come me, che mi aiutasse a farmi conoscere anche al di là della mia opera stessa. Ora, grazie alla collaborazione con il blog letterario Gli scrittori della porta accanto e con il blog A tutto schermo, della grande famiglia MDS Network, oltre a trovarmi davvero bene in due ambienti gradevoli e familiari, lavoriamo tutti in team e ci aiutiamo a vicenda. Nonostante siano due blog distinti, nati da due realtà differenti, capita anche che a volte, uniscano le forze per dar vita a progetti corposi. L’unico consiglio che mi sento di dare a chi si affaccia al self publishing è di non fare tutto da soli, ma di cercare collaboratori validi e fidati che li aiutino nel lavoro di editing e quant’altro per offrire un “prodotto” di qualità al lettore.

Il libro costa €0,99 e si trova su Amazon a questo link.

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