HMS Coral ~ 9 ~ Sul fuoco delle ossa spezzate

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Tamburi, piedi piumati che battevano la terra degli uomini protetti dagli spiriti. Vennero a sottrarmi al giaciglio. Già logorato da una lunga febbre, nell’inedia, sentii le voci avvicinarsi nell’ombra e stringermi vincoli di corda ai gomiti e ai polsi.

Spine di legno sottile mi trafissero il costato. Infusero un torpore innaturale nei muscoli, dai pettorali alle braccia, le gambe, la lingua.

Restava appena la vita nel diaframma per respirare.

Fiamme rosse cangianti si alzavano e si dileguavano nel nulla che circondava la mia coscienza. Vedevo appena delle sagome muoversi ritmiche e, ruotando, eclissarsi a vicenda.

Mi trascinarono fino ai piedi di un trono reso iridescente da migliaia di carapaci d’insetto e piume rosse. Là, prostrato a quel corpo che ingombrava il trono e vomitava parole, la mente si svegliò.

Sai chi sei, sai qual è il tuo ruolo fra il cielo e la terra! ma non puoi dirlo, la lingua è gonfia e sapora di morte.

Incapace di sforzare la mente a prevedere cosa potesse succedermi, mi sorprese la frattura delle clavicole, rapida, dolorosa, operata come se le mie ossa fossero ramoscelli per il loro fuoco. Mi inondò di rabbia.

Rabbia. Non avrei più cercato la luce nella prigione. Sentivo solo la rabbia, come sangue avvelenato e caldo, ingoiato a sorsi, che resta a ribollire, indigeribile, sul fuoco delle ossa spezzate.

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