HMS Coral ~ 5 ~ Il fiato freddo del mare avverso

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Girava una tazza blu notte, fra indice e pollice della mano destra, il capitano. L’aveva portata via a sua moglie, ridendo, apposta perché era quella che lei preferiva. Io non avevo portato con me nulla di casa, nemmeno un ritratto di Mary da pochi mesi Hastling. Avevo riempito il bagaglio con le divise, la tracolla con gli strumenti di navigazione. Al tavolo col capitano mi aspettavo sempre di parlare di mete, rotte, stime, piani, anche per un the caldo. Quel pomeriggio Mary tornò dolcemente a ricordarmi il suo viso, le sue mani, riflessa nel cobalto della porcellana che non mi apparteneva. La voce di lei, da una conversazione passata, tornò a farsi sentire nel versarsi caldo del the nero, nell’aroma familiare sembrò riaffiorare il profumo della sua vicinanza.

Ma dovevo scoprire più tardi, quel giorno, che non per ogni uomo a bordo, al desiderio umano di spingersi oltre i mari conosciuti, poteva corrispondere il ritorno.

Salimmo sul ponte per la consuetudine di controllare nave e uomini a ore regolari, quando scoprimmo all’orizzonte l’immagine opalescente grigio-bluastra della tempesta. Era lontana, ma già troppo vicina per l’andatura che il vento fuori dal suo manto ci consentiva. Si estendeva su un fronte veramente ampio. La gola mi si seccò mentre gli occhi ne cercavano la fine e si annebbiavano nel lontano Est. Non si vedeva finire, solo avanzare. Sentii il capitano pormi domande sensate, risposi spontaneamente ragionamenti nautici assennati. Ma stavamo in cuore entrambi raccomandando le nostre anime a dio.

<< Ammainare le vele! >> gridò a pieni polmoni il capitano, senza distogliere lo sguardo dal cielo livido che si avvicinava. L’ordine passò di voce in voce e gli uomini sgattaiolarono su per le sartie.

<< Issare le tormentine! >> ordinò ancora, questa volta guardando gli uomini alle manovre.

Fummo investiti da una cascata di aria gelida discendente sulle nostre teste. Era il preludio della pioggia, come sempre, come al largo di Plymouth d’inverno, cercavo di spiegare a me stesso. Poi guardai in alto. Il cielo, tagliato dagli alberi della nave, vorticava di nubi, come i fumi densi di un bracere attizzato da un demonio, e dal cielo scendeva, scendeva su di noi il fiato freddo del mare avverso.

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