La nausea, Sartre [citazioni]

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La nausea, Jean-Paul Sartre, 2014, Giulio Einaudi editore, Torino

La Nausée, Jean-Paul Sartre, 1938, Gallimard, Paris

Ho finalmente letto questo capolavoro e fatto un migliaio di orecchie per segnare i passaggi che mi colpivano di più (sì, sono una macellaia), ora sostituite da sottolineature. A penna. Tutte storte. Beh, ora le ho trasferite qui :)

Tutto questo lo so, ma so che c’è dell’altro. Un niente. Ma non so più spiegare quello che vedo. A nessuno. Ecco: scivolo pian piano in fondo all’acqua, verso la paura. [p. 20]

Sono le tre. Le tre è sempre troppo tardi o troppo presto per quello che si vuol fare. E’ la più stramba ora del pomeriggio. Oggi è intollerabile. [p. 27]

E tutto è così, tutto, persino le mie mani. Quando si mette a far questo sole la cosa migliore sarebbe andare a coricarsi. [p. 27]

Un giorno perfetto per un ritorno su se stessi: questi freddi chiarori – che il sole proietta, come un giudizio senza indulgenza, sulle creature – entrano in me attraverso gli occhi; mi sento rischiarato da una luce avvilente. [pp. 27-28]

Sul muro v’è un buco bianco, lo specchio. E’ una trappola. So che sto per lasciarmici prendere. Ci siamo. La cosa grigia è apparsa sullo specchio. Mi avvicino e la guardo, non posso più andarmene. [p. 30]

Io non ho amici: che sia per questo che la mia carne è così nuda? [p. 32]

La Nausea non è in me: io la sento laggiù sul muro, sulle bretelle, dappertutto intorno a me. Fa tutt’uno col caffè, son io che sono in essa. [p. 34]

Io sì che ho avuto vere avventure. Non ne ritrovo alcun particolare ma scorgo la rigorosa concatenazione delle circostanze. Ho attraversato i mari, mi son lasciato dietro città, ho risalito fiumi, oppure mi sono addentrato in foreste, e sempre andavo verso altre città. Ho avuto delle donne, mi son battuto con dei tipi, e mai son potuto ritornare indietro, così come un disco non può girare a rovescio. E dove mi conduceva tutto questo? A questo minuto, a questo sedile, in questa bolla di luce tutta ronzante di musica. [pp. 38-39]

La nausea è rimasta laggiù, nella luce gialla. Sono felice, questo freddo è così puro, così pura è questa notte; che non sia io stesso un’onda di aria gelata? [p. 42]

Mai come oggi ho provato così forte la sensazione d’essere senza dimensioni segrete, limitato al mio corpo, ai pensieri lievi che da esso affiorano come bolle. Costruisco i miei ricordi col mio presente. Sono respinto, abbandonato nel presente. Il passato tento invano di raggiungerlo: non posso sfuggire a me stesso. [pp. 51-52]

L’idea è sempre lì, l’innominabile. Attende, pacificamente. Adesso sembra che dica:

– Davvero? Era questo che volevi? Ebbene, è precisamente questo che non hai avuto […] ed è questo che non avrai mai, né tu né alcun altro.

Ma perché? PERCHE’? [p. 58]

Le vere signore non sanno i prezzi della roba, amano le belle follie, i loro occhi son bei fiori candidi, fiori di serra. [p. 68]

Respiravano a pieni polmoni perché l’aria del mare vivifica: soltanto i loro respiri, regolari e profondi come quelli dei dormienti, testimoniavano ancora della loro vita. Camminavo in punta di piedi, non sapevo che cosa fare del mio corpo duro e fresco in mezzo a questa folla tragica che si riposava. [p. 76]

Io non vomito, quando sono ubriaco, ma sarebbe molto meglio. Ieri non avevo nemmeno la scusa dell’ubriachezza. Mi sono esaltato come un imbecille. Ho bisogno di ripulirmi con pensieri astratti, trasparenti come l’acqua. [p. 81]

Fin tanto che potrò fissare gli oggetti, non accadrà niente. [p. 108]

Così anche il piacere, passando anch’esso nella categoria dei diritti, perdeva la sua aggressiva futilità. [p. 117]

Il fatto della mia esistenza cominciava realmente a sconcertarmi. Che non fossi che una semplice apparenza? [p. 119]

Adesso lo sapevo: le cose sono soltanto ciò che paiono – e dietro di esse… non c’è nulla. [p. 132]

Vedo la mia mano che si schiude sul tavolo. Essa vive – sono io. [p. 135]

Io. Il corpo, quello vive da solo, una volta che ha cominciato. [p. 137]

La voce, bassa e roca, sorge bruscamente e il mondo svanisce, il mondo delle esistenze. Una donna di carne ha avuto questa voce, ha cantato davanti a un disco, nel suo più bel vestito, e le hanno registrato la voce. [p. 141]

Che sguardo curioso; non è uno sguardo per vedere, ma piuttosto sembra solleciti una comunione di anime. [p. 145]

Si sentono a loro agio, guardano con fiducia i muri gialli, la gente, trovano che il mondo è bello così com’è, proprio così com’è, e ciascuno dei due, provvisoriamente, attinge il senso della propria vita in quella dell’altro. Fra poco, quei due non faranno più che una vita sola, una vita lenta e tiepida che non avrà più alcun senso – ma loro non se ne accorgeranno. [p. 147]

Quando saranno andati a letto insieme dovranno trovare qualche altra cosa per velare l’enorme assurdità della loro esistenza. E tuttavia… è proprio tanto necessario mentire a se stessi? [p. 151]

E’ dunque questa, la Nausea: quest’accecante evidenza? Quanto mi ci son lambiccato il cervello! Quanto ne ho scritto! Ed ora lo so: io esisto – il mondo esiste – ed io so che il mondo esiste. Ecco tutto. Ma mi è indifferente. E’ strano che tutto mi sia ugualmente indifferente: è una cosa che mi spaventa. [p. 166]

Le cose si sono disfatte dei loro nomi. Son lì, grottesche, caparbie, gigantesche, e sembra stupido chiamarle sedili o dire qualsiasi cosa su di esse: io sono in mezzo alle Cose, le innominabili. [p. 170]

L’essenziale è la contingenza. Voglio dire che, per definizione, l’esistenza non è la necessità. Esistere è esser lì, semplicemente; gli esistenti appaiono, si lasciano incontrare, ma non li si può mai dedurre. [p. 177]

L’esistenza non è qualcosa che si lasci pensare da lontano: bisogna che v’invada bruscamente, che si fermi su di voi, che vi pesi greve sullo stomaco come una grossa bestia immobile – altrimenti non c’è assolutamente più nulla. [p. 178]

La Nausea, la paura, l’esistenza… E’ meglio che tenga per me tutto questo. [p. 189]

– Mi sopravvivo. [p. 195]

Lo sai, mettersi ad amare qualcuno, è un’impresa. Bisogna avere un’energia, una generosità, un accecamento… [p. 195]

D’altra parte non te ne voglio; non t’ho mai spiegato nulla con chiarezza, ero legata, non potevo parlare ad alcuno, nemmeno a te; specialmente a te. C’era sempre qualcosa che suonava falso, in quei momenti. [p. 200]

Io non sono disperato come lei perché non m’aspettavo granché. Piuttosto, io sono… stupito, dinanzi a questa vita che mi vien data, data per niente. [p. 203]

Sono libero: non mi resta più alcuna ragione di vivere, tutte quelle che ho tentato hanno ceduto e non posso più immaginarne altre. Sono ancora abbastanza giovane, ho ancora abbastanza forza per ricominciare. Ma che cosa bisogna ricominciare? [p. 210]

Lucida, immobile, deserta, la coscienza è posata tra muri; si perpetua. Non l’abita più nessuno. Ancora poco fa qualcuno diceva me, diceva la mia coscienza. Chi? [p. 227]

Vedo chiaro nell’apparente disordine della mia vita: nel fondo di tutti questi tentativi che sembrano slegati, ritrovo lo stesso desiderio: cacciare l’esistenza fuori di me, vuotare gli istanti del loro grasso, torcerli, disseccarli, purificarmi, indurirmi per rendere infine il suono netto e preciso d’una nota di sassofono. [p. 234]

[…] ma bisognerebbe che s’immaginasse, dietro le parole stampate, dietro le pagine, qualche cosa che non esistesse […] [p. 237]

 

 

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