LA DISTRAZIONE DI DIO di Alessio Cuffaro, edito da Autori Riuniti

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Morire e risvegliarsi altrove, in un altro corpo. Questo succede improvvisamente a Francesco Cassini, stimato ingegnere nella Torino di fine Ottocento. Che cosa è successo? Come è stato possibile? Chi crederà alla sua storia? La legge universale che regola il destino di ogni individuo pare essere saltata: Francesco è vittima di una distrazione di Dio. Ai dubbi e alle difficoltà del trovarsi estranei a se stessi, con un altro corpo da abitare, si alternano però anche le avventure e le possibilità che il protagonista del libro si troverà a vivere, innescando una serie di vicende drammatiche, ironiche e struggenti che attraverseranno l’intero secolo. Un romanzo che esplora territori narrativi inediti e che trasforma la nostra idea di identità, di corpo, di destino.

Allora, Andrea di Autori Riuniti mi ha mandato questo romanzo da recensire. Visto che i ragazzi di Autori Riuniti un po’ li conosco, o meglio li conoscevo anni fa quando vivevo a Torino, ho deciso che mi sarei permessa di essere onesta e con una punta di sfida ho deciso anche che questo libro l’avrei trattato come fosse scritto da un autore affermato. Leggi: senza pietà. Bene.

La prima pagina, mi permetto di riportarla qui, l’ho letta ascoltando i Guns (e in particolare, proprio vero, Paradise City), quindi ero in uno stato d’animo piuttosto rockettaro che potrebbe aver influito sulle mie considerazioni, lo ammetto. Tra l’altro non penso che i Guns siano la colonna sonora adatta a questo libro, magari qualche cantautore italiano, ma tant’è, non è il caso di farne un dramma.

L’incipit mi ha fatto pensare: wow, robe serie.

La sua era una famiglia fondata sui forse. Forse il padre falegname avrebbe consegnato la credenza al suo committente in tempo per il ricevimento; forse Rachele, la madre, avrebbe preferito mettere al mondo due femmine piuttosto che quei due delinquenti che avevano preceduto l’arrivo di Francesco; forse avrebbero presto avuto qualcosa da parte se i “torinesi”, i ricchi, avessero continuato a servirsi da loro; forse il tetto della loro catapecchia avrebbe retto ancora per alcuni inverni prima di cadere sulle loro teste. Forse.

A questo punto ero entusiasta, poi ho avuto un crollo sui ‘mai’ e i ‘sempre’.

Sin da piccolo Francesco invece aveva avuto in testa solo i mai oppure i sempre. Non riusciva a farsi andare a genio l’incertezza che lo circondava. Voleva scoprire il funzionamento delle cose. Di tutte le cose. E non bastava una risposta sbadata a tenerlo buono. Scoprire il come, il quando e il perché delle cose lo faceva stare bene. Perché da quel momento in poi faceva stare bene. Perché da quel momento in poi le avrebbe sottratte al dominio dei forse per consegnarle al rassicurante perimetro dei sempre e dei mai.

Ecco, mi sono detta, iniziamo a sbrodolare. Peccato. Però è saltata fuori la questione di Peste e Corna (e take me down to the paradise city where the grass is green and the girls are pretty), come non amarla?

Il padre si faceva aiutare in bottega dai primi due maschi: all’anagrafe Marcello e Arturo, per la madre Peste e Corna. Anche se non era mai stato chiaro a nessuno chi dei due fosse Peste e chi fosse Corna.

Francesco era ancora piccolo, ma era già molto sveglio. In fondo sarebbe finito a bottega come loro, tanto valeva farlo abituare da subito. Fu così che negli anni imparò a distinguere i legni duri, buoni per le strutture, da quelli morbidi, adatti ai fregi. Scoprì che il cappello andava messo sulla testa ogni qualvolta arrivava un signorecliente (ci volle in seguito la bacchettata sulle mani del maestro per capire che “signore” e “cliente” erano due parole distinte)…

A ‘signorecliente’ mi sono innamorata e quando ci s’innamora quella tensione tra il discreto, il buono e il quasibuono dell’oggetto amato diventa un patimento dell’animo e ti ritrovi a fare il tifo perché la storia non perda di tono, pregando di trovarci più signorecliente e meno sempre e mai.

Quindi sono andata avanti e ho scoperto che questo è un libro di tante storie ma di un solo personaggio che si muove tra la fine del XIX e il XX secolo, la resistenza parigina, la nascita della FIAT toccando matematica musica ingegneria letteratura…

Un libro eclettico, presenta tanti elementi, la maggior parte dei quali interessanti. La trama è accattivante (cercando di non spoilerare troppo: la mia vita preferita è quella dei gemelli musicisti!) e a volte compaiono dei pensieri che fanno schizzare la mente in alto, a una prospettiva universale. Per esempio:

“Mio padre era ingegnere. Forse immagina che anche mio figlio e il figlio di mio figlio studieranno ingegneria. Vuole durare in eterno. Io servo a questo.” [p. 18]

Sapeva anche che la gioia che provava nasceva più dalla voglia di divertirsi che dal reale divertimento, ma questo non lo smuoveva di un millimetro da suo ostinato tentativo di divorare la vita. [p. 45]

Poi ci sono dei passaggi che boh:

Risero, anche se nel sorriso di entrambi c’era qualcosa di spezzato, come se le labbra superiori non sapessero più aprirsi e restare parallele a quelle inferiori, quella sera. [p. 56]

ehm… ???

E dei momenti lirici:

Aveva i capelli sciolti e le trecce rosse che lambivano sia il bianco del collo che il verde dell’abito sembravano ridare finalmente ai colori il loro senso primario: ricordare a tutti noi che tra il bianco della prima luce alla nascita e il nero dell’ultimo istante prima della morte c’è davvero poco tempo per gioire. [p. 52]

Ci sono alcune cose che ho fatto fatica a digerire, per esempio la reazione di Valérie, che ha il ruolo della madre nella vita francese (My least favourite life), mi è sembrata superficiale, così come superficiale mi è sembrata la passione che il protagonista prova nei suoi confronti. Forse non superficiale ma un po’ stonata, ecco, o meglio ‘sottotono’. Ho molto apprezzato invece la digressione su Fatboy nella vita Newyorkese.

Nel complesso è un libro che ho apprezzato e in una scala da 1 a 5, dove 1 è una merda illeggibile e 5 è Dostoevskij, sul 4 si posiziona Philip Dick, alla Distrazione di Dio assegno un onesto 3.

Che dire, buona lettura!

ps. Chissà se gli Autori Riuniti mi manderanno altri libri da recensire LOL

DETTAGLI

Editore: Autori Riuniti
Data di pubblicazione: 2016
Pagine : 233

SU AMAZON


L’autore: Alessio Cuffaro

Alessio-Cuffaro_avatar2Alessio Cuffaro è nato a Palermo nel 1975. Ha studiato alla Scuola Holden. Vive e lavora a Torino. Ha scritto racconti per Linea d’ombra, Pulp ed è autore di tre favole brevi pubblicate nell’antologia 100 storie per quando è veramente troppo tardi (Feltrinelli 2013).

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L’editore: Autori Riuniti

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1. Una casa per gli autori, una casa degli autori
I nostri libri verranno selezionati e tradotti, editati e corretti, impaginati e promossi esclusivamente da autori.

2. Pubblicare è come fare l’amore: è commovente solo se è gratis.

Gli autori non dovranno mai pagare per essere pubblicati dalle edizioni Autori Riuniti.

6 pensieri su “LA DISTRAZIONE DI DIO di Alessio Cuffaro, edito da Autori Riuniti

      • Ho il volo di rientro in Italia il 5 settembre! Poi devo vedere un po’ cosa fare della mia vita, ma mi piacerebbe trovare un lavoro al nord, nella zona di Milano (anche se il mio cuore propende più per Trieste) e in quel caso sarebbe un attimo venirti a trovare! Adesso è tutto un agglomerato di caos, ma presto mi schiarirò le idee spero! ;)

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      • Bene, è fattibile… :-) dal 29.9.-12.10.2016 sarò in Nepal. Le circostanze non mi danno tregua e quindi I go with the flow… Altre emozioni che mi permetteranno di maturare quella parte di karma che attende proprio quest’esperienza. Ci conto… potrei anche organizzare un qualcosa assieme, tipo presentazione congiunta dei nostri lavori… Un bacione :-)c

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