Decalogo di Ken Follett

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1) Prosa elementare, innanzitutto. Mai scrivere difficile, mai costringere chi legge ad aprire il vocabolario. Perché il principale obiettivo dev’essere quello di far svagare il lettore, di inventare trame avventurose che lo trasportino in un’altra realtà. Il linguaggio non deve rappresentare un ostacolo, e perciò dovrà essere “basic”.

2) Definire un progetto. Mai partire scrivendo “Capitolo I” in testa al foglio. Procedere senza sapere dove si vuole arrivare è il metodo migliore per perdere tempo e seminare il libro di errori e incongruenze. All’inizio, invece, sarà bene tracciare una scaletta di eventi.

3) Farsi consigliare da amici e parenti. Una volta buttata giù una scaletta, bisognerà sottoporre questo indice a diversi tipi di lettori: amici, ma anche lettori professionisti.
“Dovreste chiedere sempre, a chi vi sta intorno, che cosa gli piacerebbe leggere”. L’idea di base dovrà essere riassumibile in una sola frase.

4) Connotare i personaggi. Una volta definita l’idea centrale della storia, bisognerà individuare i personaggi, con le loro caratteristiche fisiche ed emotive.

5) Il “labor limae”. In un thriller, il lavoro di lima durerà parecchi giorni, perché se un personaggio, nel corso della vicenda, si comporta in un certo modo, tutte le descrizioni precedenti dovranno preparare a quella reazione. L’effetto di sospensione nel lettore si accresce, cioè, tornando continuamente indietro, man mano che si va avanti nella scrittura.

6) Rigore nella documentazione. La ricostruzione storica dovrà essere fatta con molta attenzione. Per questo, l’attività di ricerca sarà un momento decisivo nella preparazione del libro. Anche perché proprio il vaglio di testi e di fonti è una preziosa occasione di ispirazioni. Follett ammette di servirsi di ricercatori professionisti che gli forniscono non solo dati storici e schede accurate sulle vicende che intende trattare, ma anche testimonianze, indagini personali, interviste e curiosità varie.

7) Stendere l’indice. Dovrà essere di almeno 25 pagine, e contenere un abstract dei vari capitoli. A questo punto cominceranno le “consultazioni”. Dagli agenti librari agli amici, dai parenti ai colleghi. L’importante sarà raccogliere più commenti possibili. Alla fine di questa operazione collettiva l’indice andrà probabilmente riscritto, prendendo in considerazione i suggerimenti ricevuti.

8) Il primo capitolo. Per Follett è la parte fondamentale di un libro. Dal momento che da esso dipenderà la scelta del lettore di andare avanti o lasciar perdere, è lì che concentra quanti più elementi possibili. Uno sforzo nel quale impiega circa sei mesi, più di quanto occorra per scrivere tutto il resto del libro. Da subito va messo in atto un principio basilare di tecnica di scrittura: un radicale colpo di scena ogni quattro, al massimo sei pagine. E l’effetto di legare il lettore è assicurato. Una regola obbligatoria per lo scrittore, che confessa di averla appresa da “Orgoglio
e pregiudizio” di Jane Austen, e di aver ritrovato nei racconti di Dickens.

9) Cercare un editore. Per Follett non è affatto il momento più difficile. “Un buon libro si riconosce”, sostiene lo scrittore. “E anche se
difficilmente potrà capitarvi ciò che è successo a Nicolas Evans, l’autore dell’ “Uomo che sussurrava ai cavalli”, immediatamente richiamato da un editore letteralmente impazzito dopo la lettura dei primi due capitoli, non
dovrebbe essere troppo difficile farvi fissare un appuntamento da un agente”. Pagine gialle alla mano, insomma. E tanta fiducia.

10) L’anima del successo: la pubblicità. Non ha nulla a che fare con le tecniche di scrittura, ma Follett la include tra i segreti del successo. La pubblicità, nel suo caso, comincia dopo aver completato la scrittura del primo capitolo. Da quel momento, agenti, editori, collaboratori, iniziano la promozione del libro. E lui stesso trascorre circa due mesi tra Stati Uniti e America per parlare della sua prossima pubblicazione e stringere accordi di distribuzione. Evviva la sincerità. E buona fortuna anche a voi.

Fonte, La Repubblica

4 pensieri su “Decalogo di Ken Follett

  1. Beh, mi son persa. Significa che non sono all’altezza delle prospettive di Ken Follet… Ma in fondo, non mi importa più di tanto. L’importante per me è “vivere” l’emozione dello scrivere una storia che piace a me. Sono arrogante ed egoista, ma in verità scrivo prima per me stessa e se ci sono lettori che sposano la mia sensibilità e retorica semplice ed onesta, è stupendo. Non franintendere, Elisa, tu sai esattamente a cosa alludo! Un bacione e serena fine domenica :-)claudine

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    • Si che ti capisco Claudine! Secondo me di questa lista è utile soprattutto la parte dell’indice, per me almeno, poi credo che ognuno debba trovare la sua propria strada, nella vita come nella scrittura! Un grande abbraccio!

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