Vaneggiamenti sull’anima gemella

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Riflettendo sull’amore, perché in fondo chi non riflette sull’amore, sono finita a pensare a Fruttero e Lucentini, che scrivevano insieme dei gran gialli e gestivano la collana Urania dei tempi d’oro. Erano entrambi sposati (credo) ma mi piace pensare che fossero in qualche modo anime gemelle.
Questo mi ha fatto pensare all’antica Grecia, dove gli uomini si sposavano per procreare ma l’amore vero lo cercavano fuori casa, con un altro uomo (o talvolta un ragazzino…)
Ecco allora la riflessione è questa: non chiediamo un po’ troppo dal nostro compagno/compagna in questi tempi moderni? E troppo a noi stessi?  Vogliamo trovare ed essere persone attraenti, innamorate, fedeli, che supportino e capiscano l’altro e i suoi sogni e che partecipino anche di questi sogni. A questo si aggiungono caratteristiche variabili a seconda delle preferenze personali, per me ci vuole una persona acculturata, divertente, sciolta, che ami la musica classica (caratteristica imprescindibile :P)… Ma non è una roba un po’ da matti? Boh. Vabeh. Torno a leggere Stephen King.
Image: Soulmate.by Saiin

5 pensieri su “Vaneggiamenti sull’anima gemella

  1. Luca Tarenzi

    Isa, hai toccato (con intelligenza) un argomento che mi sta terribilmente a cuore. O un mio nervo scoperto, se si preferisce. La nostra civiltà è ossessionata, letteralmente ossessionata dal concetto di coppia.
    Si parte dal presupposto disneyano che la risposta a tutti i nostri bisogni, a tutti i nostri problemi, a tutti i nostri vuoti da riempire sia una persona, una singola persona che sta là fuori da qualche parte e che, una volta entrata nella nostra vita, ci completerà come nient’altro al mondo. Si confonde la fedeltà con la lealtà, quando non si arriva a considerare la prima molto più rilevante della seconda, il che è un’autentica aberrazione. Si incoraggiano la gelosia, la possessività, la territorialità come elementi positivi, come dimostrazioni di sentimento sincero, al punto che non ci si accorge neanche più di quando passano il confine che separa il sensato dal patologico. E chi apre bocca in pubblico per sostenere una tesi diversa sta chiamando i forconi e le torce.
    Tu parli – giustamente – di anime gemelle e a me torna in mente quella straordinaria espressione che esiste in gaelico: “anam cara”. Si può tradurre “spirito affine”, “amico del cuore”, “anima compagna” o anche “anima gemella”: tutte traduzioni corrette, ma nessuna coglie in pieno il senso dell’originale. Che ha una caratteristica importantissima per me, realmente fondamentale: NON E’ UNIVOCO. L’anam cara non è uno solo o una sola, per nessuno di noi. Il nostro cuore ha posto per più persone, per più amori, anche contemporanei e non disposti in gerarchia.
    E questa è un’idea esecranda per la nostra cultura, inconcepibile, inaccettabile. Se qualcuno la professa deve venir deriso, accusato di mentire, quando non guardato con disgusto. Perché l’amore è fatto in un modo solo ed è come dice la massa. Il resto non esiste, non può esistere. Perché lo diciamo tutti, quindi deve essere vero, no?

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    • Capisco cosa intendi Luca e credo che alcune di queste idee si ritrovino nel concetto di poliamore (so che su questo argomento hanno fatto degli incontri a Milano in arcigay). Con questo post in modo molto confuso ho cercato di esprimere l’impossibilità che l’amore per una persona possa completarci, come dici tu, e che possa essere invece una profonda amicizia a farci crescere. Non so se hai visto la serie Six feet under, ma a un certo punto un bel personaggio dice: maybe the soulmate is the person who forces our soul to grow the most :)

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