Il Re è morto! Lunga vita al Re! / Grifo: La guerra di successione

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Sono ricascata nel regno di Grifo, ma che ci vuoi fare, è un po’ una seconda casa!

Image: ‘To be a King…..’by nasimo

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Il guanto liso di pelle chiara era sopravvissuto a ben tre gatti prima di Penelope. Certo, era tutto graffiato e in qualche punto si era scucito, ma Penelope lo stava letteralmente sbranando. Prendeva la lotta molto sul serio, tanto che Irinia si chiedeva corrucciata se la gatta capisse che si trattava di un gioco e non di una battaglia per la sopravvivenza. Forse doveva nutrirla di più, pensò sbuffando, ma odiava i gatti grassi.

Era impegnata in un combattimento serrato quando sentì le grida. Sembrava che Vasilio stesse facendo un’altra scenata, eppure era strano che fosse sveglio così presto. Si sfilò il guanto distrutto lasciandolo incurante alla furia di Penelope e incespicò nelle numerose sottovesti che dovevano dare un tono regale al suo vestito, già di per sé abbastanza pacchiano, considerò con fastidio. Si tirò in piedi, si lisciò le gonne dandosi un contegno e gettò un’occhiata fuori dalla finestra. La luce tenue dell’alba rendeva indistinta la torre di guardia di nord est, che proiettava la sua ombra sbiadita sui camminamenti e sulla pietra grigia delle mura nord. Castel Grifo era stato costruito in una posizione che doveva essere strategica, ma sembrava uno scherzo. Irinia sapeva bene, dalle chiacchierate che faceva con le donne della Guardia, che tutto il castello era in realtà ben poco funzionale. I camminamenti si perdevano nel nulla e rendevano ben poco agevoli gli spostamenti dei soldati. Il fatto che le mura nord fossero costruite su un piccolo dirupo, poi, non garantiva alcuna protezione al castello, dal momento che sugli altri tre lati era perfettamente attaccabile in piano o in leggera pendenza. Nessun esercito aveva mai attaccato Castel Grifo da nord, naturalmente, e la radura sottostante era un posto così tranquillo che vi posizionarono il cimitero.

L’aria era tersa, come sempre all’alba in Germinale, e Irinia tornò bruscamente a chiedersi perché mai Vasilio stesse gridando a quell’ora. Suo fratello raramente era in piedi prima delle dieci. Poi tornò a concentrarsi sulle mura e sul cimitero sottostante, invisibile da lì ma chiaro nella sua mente.

Suo padre stava male. Aveva avuto un attacco, forse peggio. Suo padre era moribondo, o morto.

– Dei – bisbigliò, e si precipitò verso la porta.

Stava percorrendo il corridoio che la separava dalla camera del padre quando lo sentì.

“Il Re è morto, Lunga vita al Re!”

Le sembrava che dovessero esploderle le orecchie. Era sorda. Non poteva sentire nulla, sarebbe caduta per terra se un paggio accorto non l’avesse sostenuta. Continuava a sentire quel richiamo.

“Il Re è morto, Lunga vita al Re!”

Reggendosi allo stipite della porta vide che era stato il giovane sacerdote di palazzo a pronunciare quelle parole che risuonavano come un’eco infinita. Poi si rese conto che non si trattava della sua immaginazione. Tutti coloro che sentivano quel grido lo ripetevano, come se fosse un incantesimo. Sentì in un istante che tutta la città risuonava di quell’annuncio e si sentì mancare.

[…]

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