Adele / Personaggio / Grifo: La guerra di successione

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Beh, mia cara, ho deciso di indulgere in un fantasy medievale (ricordi Grifo?). Ecco un’ipotesi di personaggio ripescata da una vecchia cartella nei meandri di materiale/utilità/spezzoni dimenticati… ;)

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Adele

Correva a rotta di collo giù dalla collina, falciando coi piedini i non ti scordar di me che iniziavano a spuntare sulla terra bruna e ricca. Il faccino era puntato sulla nave che stava per attraccare nel piccolo porto di Laome. C’era un odore salmastro, e su quella nave c’era suo padre.

Questo era il suo primo ricordo. La nave, suo padre. Era passato parecchio tempo, suo padre era ripartito e tornato innumerevoli volte, sua madre aveva lavorato nel campo fino a spezzarsi la schiena e sua sorella Gaia si era sposata, lasciandola sola con la madre nella vecchia casa di pietra sulla collina. I non ti scordar di me continuavano a spuntare a fine marzo, ma lei non correva più fino al porto. Aveva iniziato a dirigere l’attività di famiglia in modo moderno, scientifico, coi libri contabili, tre dipendenti e tutto il resto. Aveva persino adattato la casa a piccola locanda, liberando tre stanze da letto e arredando una sala comune niente male. Inoltre aveva avuto la fortuna di trovare Monia, una donna di mezz’età che cucinava splendidamente e sapeva farsi benvolere da tutti. I viaggiatori diretti a Laome erano sempre felici di fermarsi per la serata o la nottata all’Aringa dorata.

A dire il vero, se considerata nelle sue singole componenti, la vita di Adele non era male. Il lavoro andava bene, sua madre aveva smesso di lavorare nel campo e si occupava dell’orto e della mucca, suo padre faceva qualche lavoretto ma per lo più bighellonava nella sala comune dell’Aringa. C’era anche un fidanzato, un giovane carpentiere di cui era molto innamorata. Tuttavia qualcosa non quadrava. Ci vollero un paio d’anni dalla comparsa di quella fastidiosa sensazione di mancanza al momento in cui realizzò con assoluta chiarezza che l’unica cosa a non andare bene, nella sua vita, era lei. Si sentiva infelice.

Così, persa nei suoi pensieri, lavava malinconica i piatti sporchi di pesce e riso, ripetendosi che non sarebbe stato per sempre così. Sarebbe venuto un giorno in cui non avrebbe lavato i piatti della cena, servito da bere e lavato i boccali, i tavoli, il bagno. Rifatto i letti e preparato la colazione, pulito le stoviglie e servito il pranzo, lavato le stoviglie. E poi due volte a settimana la spesa in città, il viaggio col carretto e il vecchio cavallo Argo. Infine i libri contabili, le preghiere e il sonno. Non sarebbe stato così per sempre. Forse, pensò trasportando i piatti puliti e asciugati al loro posto in un vecchio mobile che non aveva maniglia e doveva essere aperto con la chiave, forse dovrei partire. Per un attimo ebbe l’impulso idiota di lasciar cadere i piatti per terra e vedere cosa sarebbe successo. Non lo fece.

Poco tempo dopo, come tutte le sere, spillava birra da una botte piccola di regno rossiccio. La birra rossa di Laome era famosa nel sud del regno. Si diceva che potesse gareggiare onorevolmente con le birre dei Ducati del Nord, non che Adele fosse mai stata al nord. Non era mai stata da nessuna parte… eccetto Medrenna, naturalmente. Da bambina aveva poteri di guaritrice, così i genitori la portarono nella città che accoglieva gli studiosi e i praticanti di quest’arte. Il suo dono, però, non era abbastanza forte perché i guaritori lo ritenessero degno d’attenzione. Così Adele era tornata a casa, convinta per ripicca che la magia fosse una sciocchezza. Da allora aveva cercato di rimuovere l’episodio di Medrenna ed evitare i “pensieri magici”, come li chiamava da bambina. Capitava, talvolta, che alcune coincidenze la rendessero sospettosa. Cose stupide, come il sale che si trovava esattamente dove sarebbe stato più comodo anche se nessuno poteva avercelo messo, o il libro che si apriva proprio alla pagina a cui l’aveva lasciato, o il fuoco che si accendeva scoppiettando vivace anche nei giorni umidi in cui tutto sembrava avere il sapore e l’odore del mare. Ogni tanto le sembrava di essere troppo fortunata, anche nelle piccole cose, ma non ci faceva caso. Evitava il pensiero.

Mentre serviva calici di birra rossa pensava che avrebbe tanto voluto essere come un’eroina dei romanzi che leggeva avidamente. Sua madre li giudicava sciocchi, una perdita di tempo, ma Adele adorava leggere le storie delle giovani esploratrici che partivano per l’estremo oriente, cariche di speranze e provviste, alla conquista dell’ignoto. Laome si trovava proprio sul confine, alla frontiera, era al limite del regno. A oriente, l’ignoto.

Image: Shoreby SimonWeaner

3 pensieri su “Adele / Personaggio / Grifo: La guerra di successione

  1. Lo spunto è interessante e – qualche refuso a parte – è personaggio di un racconto nelle mie corde, cioè che leggerei. Se non lo avessi scritto tu, ti avrei domandato se è la presentazione che ti sei fatta per ricordare i tratti di Adele.

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