L’officina sul fiume

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L’officina sul fiume era appartenuta a un rabbazziere di biciclette e robe vecchie. Orfeo l’aveva comprata a buon prezzo tutto compreso, due anni e mezzo fa. Quattro muri, bici, attrezzi, tetto sfondo, cinque bobine enormi di filo di ferro, latte di vernice a metà, accatastate a una parete. Barbeque seminuovo di conglomerato rosa pallido, sul retro. Il proprietario gli aveva indicato che il cortile, fin dove era spianato con la ghiaia, ormai inghiottita dalla terra sabbiosa, era il suo. Poteva anche metterci la macchina, parcheggiate bene ce ne stavano due e ancora restava un bel passaggio. Più il là non era di nessuno perché si va al fiume. Era del Comune. Ma non era buona da fare degli orti, forse ci avevano gettato troppi calcinacci quando avevano costruito il quartiere negli anni settanta. Non che avesse l’idea di fare un orto, almeno non nell’immediato, e il posto gli piaceva, perciò affare fatto.

Aveva messo su ebay le biciclette, sperando che non fossero state rubate. Ad ogni modo, lui le aveva comprate e doveva disfarsene, fare spazio in fretta. E non voleva di certo riaprire un mercatino temporaneo sulla sua piazza, da quel capannone doveva farci venir fuori una bottega di arredo shabby chic. Davvero, era appena entrato di moda, c’era molta richiesta.
Era estate e faceva un caldo fottuto mentre tirava fuori i ferrivecchi e li piazzava in cortile.
Lo aiutava suo fratello in quel periodo, aveva divorziato da poco e non parlava d’altro che di quella donna, ma gli dava anche una gran mano.
Orfeo viveva con suo fratello, Enzo, ma siccome era tutto aperto, le bici in attesa di padrone erano fuori e l’intonaco doveva asciugare, aveva deciso di trasferirsi sul posto. Non avevano una branda da campeggio e non gli andava di comprarne una. Facevano squallido, diceva, anche da nuove. Piuttosto aveva ripescato dal garage di casa un lettino da prendere il sole. Bagno ANITA, in lettere bianche su scolorite bande rosse e arancio, struttura in legno vero e bulloni di ferro. Ci aveva dormito quante volte da ragazzino in spiaggia, poteva dormirci anche di notte.

Più avanti si costruì un letto, fece tirar su una parete di cartongesso e chiamò l’idraulico per sistemare il cessetto che inizialmente aveva abolito dal progetto. Due lavelli da lavoro, a vasca grande, water, bidet e doccia. Casa e bottega, perfetto. E così aveva speso più del previsto ma era molto meglio. Suo fratello era libero di affittare la metà casa di sotto e tanto si sarebbero visti ogni giorno a pranzo.

Il ragazzo col labrador color cioccolato

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Ha toccato le mie corde di misantropia e non ho potuto che arrabbiarmi. Maledetto. Odio la gente, li odio tutti. Ci sono cascato di nuovo. Rimuginava Orfeo camminando per il marciapiede, nel sole di Aprile.
Il ragazzo col labrador color cioccolato, sulla strada di fronte all’incrocio che stava attraversando, spezzò i pensieri.
Si incontravano spesso a quell’ora del rientro dalla pausa pranzo. Conosce tutti lui, l’altra volta salutava quello alto di corsa che si era fermato al palo dello stop per tirarsi un crampo al polpaccio. Lo anticipava, occhiali scuri e capelli lunghetti sulla fronte, sguardo al guinzaglio lento alla mano. Orfeo lo seguiva per forza su quel pezzo di strada, aspettandosi la fermata del cane a ogni albero della via. Si chiedeva se lavorasse, non sembrava. Avevano un che di dinoccolato nell’andatura. Il cane, perché era un cane, scuoteva le zampe dove il naso lo chiamava ad andare. Il padrone pure, camminava in accordo, coi pantaloni in denim marrone appoggiati alle sneakers consumate. Loro proseguivano verso il centro, come al solito. Orfeo voltava a destra, verso il ponte sul fiume.

Suggestioni .1

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Gli hai detto che la tua vita potrebbe essere un tentativo di farti conoscere da lui, mi hai ferito. Nel momento in cui ho sentito quel bisbiglio nella mente non ho pensato ad altro. Stai cercando di sabotare la mia vita facendomi impazzire di gelosia ma non funziona. Sai? Perché tutto quello che dici e pensi io lo so già. Da me non devi farti conoscere perché sono io l’unico che già ti conosce, e che ti pensa.


Spezzoni di pensieri relativamente casuali.

Img: Rainby AndreeWallin

raccontino (su Orme Fantastiche di Catnip)

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E’ uscito un mio raccontino (‘Figlia’, ambientazione Grifo) per l’antologia Orme Fantastiche di CatNip.
Questa casa editrice è piccola, è digitale, onestissima e lavora bene.
Sette autori, sette racconti, sette mondi completamente diversi l’uno dall’altro. Sette sfaccettature di fantasy percorrono queste Orme Fantastiche, per chi ama il genere e per chi vuole conoscerlo meglio: dall’epico al dark, dall’urban allo steampunk, e così via, per tutti i gusti.
L’antologia costa €4.59 e si trova qui:
Copertina di Lucrezia Galliero

Vincent Van Gogh, the great reader.

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[…] Like me, for instance, who can count so many years in my life when I completely lost all inclination to laugh, leaving aside whether or not this was my own fault, I for one need above all just to have a good laugh. I found that in Guy de Maupassant and there are others here, Rabelais among the old writers, Henri Rochefort among today’s, where one can find that — Voltaire in Candide.
On the contrary, if one wants truth, life as it is, De Goncourt, for example, in Germinie Lacerteux, La fille Elisa, Zola in La joie de vivre and L’assommoir and so many other masterpieces paint life as we feel it ourselves and thus satisfy that need which we have, that people tell us the truth.
The work of the French naturalists Zola, Flaubert, Guy de Maupassant, De Goncourt, Richepin, Daudet, Huysmans is magnificent and one can scarcely be said to belong to one’s time if one isn’t familiar with them. Maupassant’s masterpiece is Bel-ami; I hope to be able to get it for you.

Letter: 574 (576, W1): To Willemien van Gogh. Paris, late October 1887.

Painting: Piles of French novels, Vincent van Gogh,October 1887 – November 1887