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Qui si apre una serie di domande _per me_ interessanti, che riguardano sia il livello di verità nella storia sia la quantità di se stesso che l’autore mette nella storia.

Sono riflessioni relativamente nuove per me, ma sul livello di verità, che credo si collochi su una linea immaginaria tra i due estremi irraggiungibili di totale finzione e totale realtà, penso di volermi tenere circa nel mezzo, con la possibilità di spaziare un po’ qua e là.

Sull’inserire me stessa nella storia, invece, non provo il desiderio di andare oltre a un concetto del tipo ‘in un certo senso io sono tutti i miei personaggi’. Non provo, affatto, il desiderio di diventare io stessa un personaggio. Mi riservo ulteriori elaborazioni del concetto.


Il blocco dello scrittore (Fabbri editori), di Maura Parolini e Matteo Curtoni

Inopportùno VS Importùno

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Le differenze tra parole mi faranno diventare matta -.-”’

Inopportùno: che non è adatto a una situazione o a un momento. Derivazione: Inopportunità: mancanza di opportunità.

Dal latino inopportunum, che non è opportunum.

E allora vai a vedere opportunità –> Opportuno: l’essere opportùno, circostanza favorevole, luogo e tempo adatto.

Dal latino opportunum, ma anche oportunum, composto di ob, verso, e portunum, detto del vento che spinge favorevolmente la nave nel porto, portum. Ne derivò opportunitatem, con la variante oportunitate.

Bene, importùno: che reca molestia per il comportamento insistente e indiscreto.

Derivazione importunare: arrecare fastidio o molestia. Importunità: l’essere importuno.

Dal latino importunum, che non è opportuno, opportunum.

Quindi sono due modi diversi di non essere opportuno.