Il buco – incipit in prima plurale

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Può funzionare?

Loro non sanno di essere in due.

Il mondo, irreale nella penombra estiva del crepuscolo, si srotolava dall’altra parte del finestrino sporco. Amavano molto i regionali, nonostante secoli da pendolare e anzi forse proprio per quello. I momenti in treno erano quelli in cui potevano staccare un attimo, perché nessuno pretendeva da loro che fossero produttive. Il tempo del treno era regalato. Non che fossero così impegnate, a pensarci bene non facevano quasi niente, ma si stressavano in fretta. Non erano molto brave a stare nel mondo, capitava spesso che si sentissero inadeguate, ma non in treno. Avevano imparato le piccole cose di sopravvivenza, come disporsi con gli amici a cadenza irregolare sul binario perché almeno uno finisse vicino alla porta del treno, e prendesse posto per tutti. O se per caso dovevano sedersi vicino a estranei, avevano imparato a non lasciarsi usurpare il bracciolo troppo facilmente. Stupidaggini, ma fino a pochi anni prima non le potevano dare per scontate. Certi giorni si rattrappivano in un angolo pur di evitare un qualunque grado di conflitto.

Quella sera, però, stavano bene. Guardavano fuori dal finestrino oleoso mentre tutto diventava scuro, tra Bologna e Faenza. Era tardi, avevano preso il treno delle 21:35 che era quasi vuoto. Il paradiso è un treno vuoto, pensavano a volte.

Passata Imola fuori si vedevano solo le lucine delle case di campagna e i lampioni che illuminavano una chiazza di strada o campi. Pensavano a tutte quelle storie che sembrano una sola storia in cui i bambini vengono attratti dalle lucine nel buio e vengono catturati, scompaiono, le streghe li mangiano, i genitori li abbandonano. Erano pensieri morbosi. Distolsero lo sguardo dal buio. Non dovevano indulgere in pensieri morbosi. Però tornarono subito a guardare fuori e il rumore del treno sulle rotaie raccontava storie.

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per carità, io non ho mai ammazzato bambini e forse non sono la persona migliore per giudicare, ma a occhio e croce questa mi sembra una grossata ^^


Il blocco dello scrittore (Fabbri editori), di Maura Parolini e Matteo Curtoni

Chiudermi in una baita e scrivere

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è il mio desiderio primario in questo momento. Vorrei un mese di vacanza dal mondo e dal lavoro (con tutto che conduco la vita che ho scelto, e ne sono felice), starmene isolata da tutti e per carità senza internet. E scrivere, perché ho troppe idee e non abbastanza tempo. Ecco a cosa sto lavorando:

Giudica, tratto da una storia vera: in un istituto d’arte una ragazzina viene molestata da un professore, lo denuncia, lui finisce in galera. Ma un’assurda sentenza successiva condanna la famiglia di lei a risarcire la famiglia di lui. Dopo 8 anni dal processo, lei si suicida.

Il buco, due storie e due mondi paralleli, collegati dal pozzetto idraulico di una casa di campagna, si influenzano l’un l’altro.

Branco, riassumibile in ‘scout guerriglia’ o ‘scout contro i fascisti’.

Dal vivo, storia di una ex giocatrice di ruolo dal vivo che deve decidere cosa fare con quel cadavere nel bagno.

Direi che ne ho per il prossimo anno ^^